La blockchain a misura di filantropo

Anche la beneficienza passa dalla blockchain. Con TrustMeUp, si dona online a onlus, associazioni sociali e sportive con la sicurezza e la trasparenza offerte dalla DLT. E in cambio si riceve una sorta di crypto “rimborso” da spendere presso i negozi partner. 

TrustMeUp: come funziona?

Parliamo di una piattaforma web a tutti gli effetti: le no profit (sportive, culturali e sociali) si registrano e presentano i loro progetti. I donatori possono a quel punto scegliere l’iniziativa da sostenere e completare il pagamento online: una transazione tracciata e immodificabile grazie alla blockchain. E qui arriva il bello: dopo aver donato, scatta il meccanismo del “rimborso”. Al donatore viene cioè restituito un importo equivalente alla donazione in Passions Coin, token digitali spendibili poi presso gli esercenti affiliati in tutto il mondo, sia online sia offline.

«Questo meccanismo crea un circolo virtuoso di cui beneficiano tutte le parti in causa – spiega Angelo Fasola, CEO TrustMeUp. Gli enti filantropici e le associazioni sportive incrementeranno il valore delle donazioni perché presenti in un sistema mondiale di fundraising. I donors saranno incentivati a sostenere i progetti perché rimborsati da TrustMeUp del 100% per ogni donazione. La rete di esercenti può acquisire un nuovo mercato, grazie alla creazione di una community sicura di utenti profilati».

Più trasparenza con la DLT

Se è vero che gli italiani sono buoni filantropi (al terzo posto in Europa, con 9,1 miliardi donati all’anno, secondo una ricerca del 2017 di Fondazione Lang), è anche noto però che si fidano sempre meno, cioè non sanno esattamente dove vanno a finire i loro soldi. Da qui è nata l’idea di TustMeUp, spinoff del Gruppo industriale CFC e sostenuta già da Don Antonio Mazzi della Fondazione Exodus. La piattaforma sarà operativa da dicembre 2019, con sede legale a Malta, dove la legislazione sulla blockchain è a buon punto. E sarà tradotta in sette lingue.
 

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