Il crowdfunding per finanziare case più inclusive

crowdfunding social housing

Si può immaginare un approccio olistico alla transizione energetica? Al di là dell’hype intorno alla parola “olistico”, al Festival del Crowdfunding si è discusso anche dell’opportunità di un modello bottom-up, in cui cioè si considerano le comunità energetiche e l’idea di smart city come gli elementi da cui partire per costruire tutti gli aspetti tecnologici e definire gli strumenti per il loro finanziamento.

Il principale problema del passaggio a un modello economico green è infatti l’accesso al mercato dei capitali. Eppure, già oggi, la normativa ha creato (e sta continuando a perfezionare) un quadro per l’interazione di diversi strumenti: il crowdfunding e l’impact investing, innanzitutto, ma anche i criteri SFDR (che permettono di classificare il livello di sostenibilità dei fondi d’investimento), fino al PNRR.

La piccola fetta ESG

Con il crowdfunding, però, avviene un vero e proprio ribaltone rispetto alla finanza tradizionale. È il singolo investitore a scegliere dove dirigere i propri soldi e quali progetti finanziare. Certo, la potenza di fuoco di questi due approcci non è ancora neppure paragonabile: nel 2021 la finanza ha investito 8 trilioni di dollari americani a livello mondiale, mentre nello stesso anno l’ammontare degli investimenti ESG in Italia ha toccato i 750 milioni di euro.

Sono noccioline, ma sono anche il primo segno di un modello che sta cambiando. L’offerta di investimenti green esiste, restano da coinvolgere milioni di potenziali investitori. E servirebbe una visione di insieme da parte degli enti pubblici.

Edifici più ecosostenibili

Pensiamo, ad esempio, al social housing. Un modello inclusivo di edilizia che punta spesso su edifici ecosostenibili, sia per amplificare l’impatto positivo del progetto sia per diminuirne i costi energetici. Ecco, i dati del panel italiano del Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico ci dicono che entro il 2050 potremmo eliminare il 61% delle emissioni globali degli edifici. Il 42%, in particolare, lavorando sull’efficienza energetica degli edifici esistenti e delle nuove costruzioni.

Inclusione abitativa ed energetica

Proprio negli insediamenti e nelle città si incontrano materialmente la sostenibilità sociale e quella ambientale. Perché una casa green e a basso consumo impatta poco sull’ambiente, ma facilita anche il benessere di chi la abita. Anche perché secondo l’Istat il 27,4% degli italiani è a rischio povertà ed è necessario lavorare su una inclusione a tutto tondo: abitativa ed energetica.

Poca diffusione, grande potenziale

Il ricorso al crowdfunding per il social housing non è ancora così diffuso, ma ha certamente il potenziale per crescere. I risparmiatori hanno sempre più voglia di dirigere i loro soldi in progetti che hanno un impatto positivo e il social housing si presta ottimamente al racconto, al coinvolgimento di una community di cittadini.

L’esempio francese

In Francia, la piattaforma Lita.co ha ospitato diverse raccolte in questo ambito, da alcune centinaia di migliaia di euro per singoli progetti a cifre più elevate per aziende impegnate in più iniziative, in forma sia di equity sia di lending. Il real estate sostenibile pesa per il 17% della raccolta della piattaforma, a cui va sommato un 46% legato alle energie rinnovabili e alle industrie collegate. Tutti casi in cui una piattaforma può offrire a un progetto diversi vantaggi: dall’esistenza di una community di investitori già sensibili al tema alla possibilità di rendicontare l’impatto ottenuto proprio tramite la piattaforma.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di giugno 2022 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop

 

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