Fintech: funding solo per pochi attori. Il mercato è sempre più concentrato

Osservatorio Finteche e Insurtech

C’è spazio per tutti? Il mercato fintech e insurtech nel 2022 è cresciuto: sono sbarcati nuovi attori, i ricavi sono aumentati e si sono celebrati anche i primi Unicorni. Ma delle 630 le startup e scaleup fintech e insurtech che popolano l’Italia solo il 5% ha raccolto il 90% degli investimenti disponibili. Un mercato altamente concentrato, quindi, come emerge dall’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano.

Milano, capitale degli investimenti

Nel dettaglio, le startup fintech e insurtech hanno raccolto oltre 900 milioni di euro di funding nel 2022, per una cifra che tocca i 3,7 miliardi di euro dal 2009. E Milano è l’indiscussa capitale, con il 69% degli investimenti complessivi.

I ricavi crescono ma non basta

Per quanto riguarda i ricavi, quelli mediani per startup/scalup previsti a fine 2022 doppiano quelli del 2021, ma attenzione: ancora non si generano stabilmente EBITDA e flussi di cassa positivi e solo il 44% delle realtà è in grado di guardare ai mercati esteri, spesso grazie unicamente all'appoggio proveniente dalla casa madre in UK.

A chi si rivolgono fintech e insurtech?

La proposta delle startup e delle scaleup italiane spazia su tre ambiti: in primis quello dell’offerta alle PMI, ma c’è anche chi si rivolge agli istituti finanziari e infine ai consumatori. Quasi tutte queste realtà ha capito che per avere successo deve aprirsi alla collaborazione e ha quindi in attivo partnership per avvalersi delle competenze di un partner.

L’insurtech in Italia

Analizzando invece il solo comparto insurtech, nel 2022 si contano 120 startup attive (4 costituite nell’ultimo anno) che hanno raccolto 420 milioni di euro a partire dal 2009 (mediamente 3,5 milioni di euro per startup, leggermente inferiore rispetto a tutto il fintech che tocca i 5,8 milioni) e 53 milioni nel solo 2022.

Anche l’insurtech è trainato dal Nord Italia e Milano, dove hanno sede 41 realtà che hanno raccolto 31 milioni di euro nel 2022.

Come per il fintech, anche l’insurtech vede crescere i ricavi: nel 2022 anche a un ritmo più sostenuto rispetto al fintech (+95% vs +70%), tanto da portarsi a pari livello. Tuttavia, le realtà insurtech fanno fatica a rivolgersi all’estero tanto che oltre la metà delle realtà (61%) è attiva unicamente sul mercato italiano ma hanno superato il fintech nell’utilizzo di soluzioni e tecnologie emergenti: intelligenza artificiale, analisi dei big data, IoT.

Simile al resto del fintech, invece, la distribuzione della tipologia di clientela: in testa imprese e istituzioni finanziarie, in coda i privati.

Il sentiment dei consumatori

I consumatori gradiscono inoltre le iniziative di embedded finance e insurance che offrono una nuova customer experience di acquisto. Solitamente i prodotti o i servizi sono integrati nel customer journey di attori non finanziari (pensiamo banalmente ad Amazon) e distribuiti attraverso i loro canali: trend del 2022, la richiesta ad esempio di una dilazione di pagamento per l’acquisto su un sito di e-commerce, oppure la possibilità di sottoscrivere una polizza durante l’acquisto di un viaggio.

Sì all’assicurazione, no alla gestione del risparmio

Gli utenti italiani si sentono già pronti: il 65% prenderebbe in considerazione almeno una proposta assicurativa in logica embedded, il 53% valuterebbe anche di ottenere un piccolo finanziamento da parte di un operatore non finanziario, il 45% sottoscriverebbe una polizza mentre acquista un viaggio. Ma pochi (22%) guarderebbero con interesse a proposte embedded di operatori non finanziari per gestire i propri risparmi.

Dall’embedded finance al BaaS

Tra gli abilitatori dell’innovazione finanziaria, si fanno largo i modelli as-a-Service, adottati oggi dal 75% delle startup/scaleup italiane.

Tra questi spicca il Banking-as-a-Service (BaaS): un istituto finanziario autorizzato (ad esempio una banca) offre servizi, licenza e “libri” ad un secondo attore non autorizzato (come una digital company), che cura l’interazione con il cliente finale e l’esperienza d’uso.

I modelli BaaS da un lato creano opportunità di mercato per le banche tradizionali, dall’altro un’aperta competizione dei nuovi attori, come nel caso delle Challenger Bank: le banche digitali gestibili attraverso app e smartphone sono ormai 120 in Europa e, oltre al conto corrente e strumenti di pagamento, il 44% offre anche possibilità di investimento, il 32% di richiedere prestiti e il 20% di sottoscrivere polizze.

«Il 2022 può essere definito come l’anno dei modelli as-a-Service e in particolare del Banking-as-a-Service – spiega Laura Grassi, Direttrice dell’Osservatorio Fintech & Insurtech. Grazie al BaaS, le digital company che non hanno una licenza bancaria possono offrire ai propri clienti servizi finanziari digitali, come conti correnti online, soluzioni di pagamento, carte di credito, prestiti, assicurazioni e investimenti. Per il prossimo futuro ci attendiamo ulteriori sviluppi in cui attori non finanziari abiliteranno velocemente e senza legacy la loro base clienti a prodotti o servizi finanziari».

 

La Rivista

Luglio/agosto 2026

IL CREDITO SI ADATTA ALLA FAMIGLIA CHE CAMBIA

Il credito al consumo alla prova del cambiamento demografico

Tutti gli altri numeri