Per i clienti myPOS arriva il finanziamento basato sul transato: partnership con finmid

myPOS finanziamento transato
Alessandro Bocca, Country Manager Italia di myPOS

finmid ha attivato una partnership con myPOS per permettere agli esercenti che utilizzato le soluzioni di accettazione della paytech di ottenere un finanziamento personalizzato e pre-approvato, in base allo storico del loro transato POS.

Le proposte si basano sui dati di performance del singolo commerciante (relativi alle transazioni sui terminali myPOS): una volta accettata la proposta, i fondi arrivano all’azienda entro 48 ore.

Il capitale può essere utilizzato per diverse esigenze legate alla crescita, dall’acquisto di attrezzature o scorte, alla gestione de temporanee esigenze di liquidità, fino a progetti di espansione e di crescita. Il rimborso è legato al transato POS, permettendo ai merchant di restituire di più nei mesi di maggiore attività e di meno qualora il giro d’affari dovesse rallentare.

L’intera infrastruttura dei prestiti, inclusi l’analisi delle richieste, i controlli normativi e la gestione del finanziamento nel tempo, è fornita da finmid.

«Per troppo tempo, molti esercenti italiani sono rimasti penalizzati dalla finanza tradizionale – commenta Alessandro Bocca, Country Manager Italia di myPOS. La voglia di crescere è forte, ma è mancato l’accesso a un capitale in grado di muoversi con la stessa velocità del loro business: rapido, chiaro e flessibile. Integrare il finanziamento direttamente in myPOS insieme a finmid rappresenta un cambiamento concreto per migliaia di attività».

«L’Italia – aggiunge Max Schertel, co-founder e CEO di finmid – presenta uno dei maggiori gap di finanziamento per le PMI in Europa e uno dei contesti regolatori più complessi: è proprio questo che la rende, allo stesso tempo, un mercato enormemente sotto-servito e una grande opportunità. La partnership con myPOS invia un segnale forte alle piattaforme in Italia e nel Sud Europa: l’embedded lending è oggi un’opzione reale, non un obiettivo lontano, e il working capital non deve più essere un ostacolo alla crescita».

 

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