In occasione del Fintech Smart Village a Forum Banca, tenutosi a Milano il 28 e 29 settembre, è stato spazio al tema della collaborazione tra gli istituti finanziari e le fintech.
Un sodalizio che richiede alle banche la capacità di aprirsi alle terze parti. E alle fintech di adeguarsi alle rigidità normative del panorama bancario italiano.
Crédit Agricole: i servizi fintech nella app di mobile banking
Tra gli esempi portati sul palco c’è quello di Crédit Agricole, che due anni fa ha lanciato una app ad architettura aperta, dove integra prodotti e servizi che provengono sia dalle entità di gruppo sia, grazie all’open banking, dalle fintech. In particolare sono attivi Plick di PayDo e Gimme5. Andrea Biondi, Responsabile Area Digital Channels di Crédit Agricole ha anche annunciato l’attivazione di SPID per l’onboarding dei clienti, persino in filiale, e l’integrazione in corso d’opera di una società del gruppo francese per aggregare i conti e arricchire lo scoring per l’accesso al credito. In previsione anche l’ingresso di altre fintech attive nel BNPL, Check IBAN, Split Payment, votati a semplificare la vita alle PMI.
Coltivare le fintech dentro la banca
Quasi tutte queste collaborazioni nascono dall’incubatore di Gruppo: Le Village (presente a Milano, Parma e ora anche a Padova, NdR), che presto adotterà il modello francese per creare La Fabrique e dare la possibilità alle fintech (a oggi 1.250, NdR) di crescere all’interno della banca e offrire i loro servizi anche ad altri istituti di credito.
Investire nelle crypto grazie alle API
Istituti finanziari e fintech iniziano ad andare a braccetto anche nel mondo crypto: la platea da intercettare è diversa da quella degli investitori tradizionali, popolata maggiormente da Millennial e Generazione Z, che, secondo Gabriele Sabbatini, Co-Founder & CEO di Hercle (fintech che offre via open banking diverse API per integrare servizi di crypto asset a seconda del cliente finale che vogliono raggiungere le banche, NdR) percepiscono la banca come più sicura di altri operatori. Ma i rischi sono diversi: il mercato dei crypto asset è molto illiquido e si è in attesa di colmare il gap normativo con il regolamento MiCA, che si affianca al registro dell’OAM sugli operatori in valuta virtuale. Per questo è importante fare educazione: la fintech difatti si affianca agli istituti finanziari per spiegare il funzionamento della blockchain e affrontare poi “il mostro finale”, ovvero il risk e la compliance, per adottare framework legali adeguati e superare lo scoglio regolamentare.
BFF Bank: per i digital asset non cambiano le regole
Una collaborazione è già attiva: quella con BFF Bank, come conferma Paolo Callegaro, Director U.O. Securities Services della banca. Che ha adottato i presidi della finanza tradizionale al mondo crypto: stesse polizze, penali, KPI, e così via. Un lavoro commissionato a braccetto con il risk e la compliance, perché le banche, in Italia, sono un complesso di norme e di procedure, di presidi e di contratti. Ma non possono perdere l’occasione per innovare, di svecchiare la propria immagine, e competere nel mercato crypto offrendo la sicurezza di sempre al cliente.
Analisi del rischio più accurate
Il fintech, grazie all’open banking, può anche affinare l’analisi del rischio sui digital asset grazie alla comparazione dei dati sul KYC provenienti da diverse banche, e verificare anche eventuali incongruenze, come spiega Daniele Zini, Country Manager della fintech Yapily. Ma l’open banking deve essere praticamente invisibile agli occhi dell’utente finale, per evitare strappi nella user experience.
Investire in modo centralizzato nella DeFi
Nella creazione di un’offerta crypto dedicata agli investitori ha un ruolo centrale anche la Decentralized Finance (DeFi), che Anubi Digital mette a disposizione delle istituzioni finanziarie per acquistare crypto asset, con strategie di remunerazione basate sulla DeFi e offrendo servizi di custodia. Le novità annunciata nel corso di Forum Banca da Federico Nitidi, Managing Partner di Anubi Digital, è il prossimo lancio della piattaforma in white label, dedicata alle boutique finanziarie per portare l’offerta crypto nel private banking.