Hifive è una realtà italiana che vende online smartphone ricondizionati dei principali brand internazionali. Ed è stata selezionata per il programma Vittoria hub.
L’attività di vendita di smartphone ricondizionati potrebbe sembrare lontana dal mondo Insurtech. E invece, l’azienda sta sviluppando un prodotto assicurativo proprio con il supporto di Vittoria.
Ce lo ha raccontato Guido Cognoli, co-founder di Hifive, in un episodio del nostro podcast #define banking, di cui questa è una versione testuale.
AG. Che cosa è Hifive e come nasce?
GC. Hifive è stata fondata, oltre che dal sottoscritto, anche da Andrea Pizzorno e Alberto Forzano. Tutti e tre veniamo dal mondo dell’elettronica di consumo e della telefonia mobile, in particolare.
Intorno al 2018 ci siamo resi conto che nella distribuzione dei prodotti nuovi di telefonia mobile, e degli smartphone in particolare, i margini di guadagno erano molto ridotti.
Invece, proprio in quegli anni, stava partendo il mercato dei telefoni ricondizionati, o rigenerati, che offriva margini di guadagno sicuramente più interessanti.
Soprattutto, stava emergendo la priorità di proteggere l’ambiente. E i prodotti di elettronica se non sono accuratamente smaltiti, sono molto dannosi per gli ecosistemi. Da qui nasce l’idea di prolungare la vita di questi dispositivi, rimettendoli sul mercato.
AG. Approfondiamo questo bisogno del mercato. C’è una parte di clientela, lo sappiamo, che cambia smartphone con grande frequenza. Ma c’è anche chi vuole un dispositivo di qualità, ma senza spendere troppo.
GC. È proprio questo il punto. Ci sono alcuni consumatori che cambiano telefono ogni due anni, tipicamente restando su prodotti di fascia alta.
Ma molti si accontentano tranquillamente di avere proprio quello smartphone, uscito due anni prima. Anche perché, onestamente, le differenze in termini di fruibilità del prodotto sono minime, se escludiamo l’uso avanzato di fotocamere e di riprese video.
La combinazione vincente sta nell’unire, con questo riutilizzo, il risparmio economico e la tutela dell’ambiente.
E infatti il mercato secondario degli smartphone cresce complessivamente del 10% su base annua e stimiamo che si aggiri, in Italia, intorno al milione di pezzi l’anno. Una cifra di tutto rispetto.
AG. Non ci occupiamo oggi del tema dello smaltimento, che però è particolarmente importante in ottica ESG. Uno smartphone, infatti, è un piccolo tesoro di materiali preziosissimi per diverse industrie.
GC. Questo è un punto su cui l’azienda è molto sensibile. In uno smartphone troviamo materiali scarsi e costosi, come le terre rare, appunto, ma anche cobalto e litio.
Dobbiamo anche considerare che questi minerali sono spesso estratti in Paesi non proprio democratici, con condizioni molto pesanti di lavoro nelle miniere.
E allora perché non prolungare la vita dei nostri prodotti di consumo per diminuire l’immissione di scorie nell’ambiente e il consumo di questi elementi preziosi e rari?
AG. Che risultati avete ottenuto finora e come pensate di crescere e ampliare l’offerta?
GC. Siamo partiti poco prima dell’inizio della pandemia. Avevamo stabilito rapporti commerciali con un distributore, con negozi, con la GDO. Il lockdown ha bloccato tutto questo, ma ci ha anche stimolato a virare sulla vendita online, che è poi diventato il nostro modello di vendita principale.
Abbiamo ricondizionato e venduto oltre 10mila pezzi, principalmente Apple e Huawei.
Ma c’è un problema. Nel nostro mercato si fa fatica ad approvvigionarsi di telefoni da ricondizionare. È un paradosso, perché le ricerche dicono che i cassetti delle famiglie europee sono pieni di telefoni che non vengono usati.
Noi li acquisteremo molto, molto volentieri. I nostri prodotti sono ricondizionati in modo professionale e vengono rivenduti con una garanzia di 12 mesi.
Da lì ci siamo detti: perché non offrire anche una polizza assicurativa per tutto ciò che non è protetto dalla garanzia?
AG. Ed eccoci arrivati al cuore della nostra chiacchierata. La vendita di smartphone ricondizionati non viene immediatamente associata a un ecosistema Insurtech. Su che cosa state lavorando, con Vittoria hub?
GC. A una polizza innovativa che protegga i telefoni, sia nuovi sia usati. Tecnicamente, è una polizza parametrica, cioè uno smart contract che evita discussioni e trattative tra cliente e liquidatore.
In altre parole: se il telefono cade e si spacca, l’azienda fa quello che è stabilito nella polizza. Cioè lo ritira e ripaga al cliente un valore, ovviamente ridotto visto che il telefono si è rotto, entro 48 ore.
Nel 50% dei casi si tratta di schermi rotti. Noi paghiamo al proprietario una cifra, ripariamo quello smartphone, lo ricondizioniamo e lo rimettiamo sul mercato.
In sostanza, uniamo modelli moderni di polizza assicurativa e di gestione dei sinistri con l’economia circolare, per reimmettere lo smartphone nel mercato secondario.
AG. E come state lavorando con Vittoria hub su questo?
GC. Vittoria hub sta dando un contributo fondamentale. Banalmente, io e i miei soci siamo esperti di tecnologia e di telefoni, ma non sappiamo nulla di assicurazioni.
I primi giorni in hub sono stati un po’ come un ritorno a scuola. Abbiamo dovuto imparare da zero che cosa è un prodotto assicurativo. Perché passare dall’idea a una realizzazione concreta richiede un supporto specialistico.
Il percorso di accelerazione è stato molto utile anche per sviluppare e rivedere il business plan. Complessivamente un’esperienza molto positiva, che mi sento di raccomandare.
AG. Riprendiamo il tema dei molti italiani che hanno uno smartphone nel cassetto. Spesso hanno paura della sorte dei dati personali contenuti in quei dispositivi: numeri di telefono, messaggi, foto. Che cosa succede a uno smartphone che viene ricondizionato?
GC. Uno dei primi step del processo di ricondizionamento è proprio quello di eliminare tutti i dati dell’utente. Questo processo è anche certificato dai macchinari e dai software che utilizziamo.
Il telefono viene riportato alle condizioni di fabbrica e garantiamo a chi lo cede che tutti i dati presenti siano correttamente eliminati.
Tutelare la privacy dei clienti è fondamentale se vogliamo recuperare i 2,7 smartphone che, in media, ogni famiglia europea sta ancora conservando nel cassetto.
