Hamas dice no alle criptovalute. L’annuncio arriva direttamente dalle Brigate Ezzedin al-Qassam (AQB), l’ala militare del movimento islamico Hamas.
Per anni, le Brigate al-Qassam, designata come organizzazione terroristica da tutti i Paesi occidentali, ha utilizzato le donazioni di criptovalute come mezzo per raccogliere fondi e aggirare così il sistema finanziario tradizionale, dal quale l'organizzazione è quasi del tutto tagliata fuori.
Come spiega la stessa organizzazione, la rinuncia alle donazioni in Bitcoin, una delle sue principali fonti di sostegno economico, serve a proteggere quei donatori che potrebbero essere individuati da Israele e quindi divenire un possibile target.
La trasparenza della blockchain
Paradossalmente le Brigate al-Qassam sono andate a cozzare contro la trasparenza delle blockchain alla base delle criptovalute. Grazie all'immutabilità delle blockchain, le indagini possono aver luogo in qualsiasi momento, poiché le prove delle transazioni sono sempre disponibili.
Già nell’agosto 2020, le campagne di donazione di criptovaluta di AQB sono state oggetto di controlli che hanno portato al sequestro di oltre 1 milione di dollari. Si è poi scoperto che le donazioni dirette ad AQB ruotavano attorno a una realtà crypto, senza licenza, sita a Gaza.
Nel luglio 2021, a seguito di un'ondata di donazioni che ha coinciso con l'operazione Guardian of the Walls all'inizio di quell'anno, le autorità israeliane hanno sequestrato un importo non divulgato da diversi portafogli di criptovaluta utilizzati da AQB.