1 - Il Regolatore non fa paura
Il mondo delle startup è cresciuto e non ha più paura del regolatore. Che si tratti di neobanche, di FinTech o di player crypto, il messaggio è uno solo: normateci. Definite il campo di gioco e le regole da seguire. La ragione è semplice: in questi anni molte startup sono scomparse, ma le altre sono cresciute e non vedono l’ora di muoversi in un contesto più regolamentato, in cui fare valere le economie di scala acquisite con il tempo. Per continuare il loro sviluppo e diventare grandi.
E sì, lo ripeto: riguarda anche il mondo crypto.
2 - L’open banking deve ancora arrivare
A livello teorico e tecnologico tutto è pronto per l’open banking. Ma il mercato più avanzato su questo fronte, il Regno Unito, a settembre 2021 ha registrato 2,6 milioni di transazioni di pagamento avviate da terze parti (fonte: opebanking.org.uk). La crescita è costante e dirompente, ma questo dato è ritenuto ancora prematuro rispetto al reale potenziale. Gli use case esistono certamente, è l’opinione condivisa, e bisogna guardare a tutte le attività ancora gestite manualmente (specie in ambito B2B) e ai servizi in cui serve l’istantaneità del pagamento. Anche fuori dal perimetro finanziario stretto: in Francia, Tresor lavora con molte aziende alberghiere per digitalizzare il processo di check-in presso gli hotel. La porta della camera d’albergo si apre direttamente con lo smartphone. C’è anche molto interesse per i servizi di pianificazione finanziaria.
Ma sono tutti servizi che hanno bisogno di un’ampia base clienti per andare a scala. Anche perché garantire la sicurezza dell’open banking ha un costo per tutti gli attori coinvolti.
E c’è chi si chiede se l’approccio di apertura imposto dalla normativa, scelto in Europa, funzionerà meglio di quello “di mercato” che sta emergendo negli Stati Uniti.
3 - Il futuro è già embedded
Sullo scambio dei dati abilitato anche dall’open banking si basa il futuro dei servizi finanziari. Oggi la tecnologia ci permette di fare le stesse cose di un tempo, più rapidamente; e di farne di nuove, mai viste. Si conferma la previsione di diversi anni fa, secondo cui l’azienda banca dovrà diventare meno istituto finanziario e più fornitore di servizi. Grazie ai dati, la banca (ma lo stesso discorso vale per la compagnia assicurativa) potrà andare a fornire servizi integrati ai processi di acquisto di altri settori. Ci sarà banking dappertutto.
4 - Gli unicorni sono passati di moda
Le startup FinTech e InsurTech diventate unicorni (cioè con una valutazione superiore a 1 miliardo di dollari) sono diventate così tante che ormai non fanno più notizia. Adesso si guarda ai decacorni (dall’inglese decacorn, e decliniamo ogni responsabilità per questo neologismo), cioè alle startup private con una valutazione superiore ai 10 miliardi di dollari. La ragione è semplice: il Finance è un settore ricco e ad alto potenziale. C’è però un rischio: che nel contesto di interessi zero durato finora (ma quanto durerà?) gli investitori abbiano riservato molto denaro, e troppo entusiasmo, nel settore tecnologico.
5 - Anche le cryptovalute sono green…
Il mondo crypto respinge le accuse di consumare troppa energia. La differenza sta nel modello di validazione utilizzato dal bitcoin, cioè il proof-of-work, che viene ritenuto ormai superato (anche perché troppo dispendioso in termini energetici) dalle ultime iniziative crypto. Tezos, ad esempio, utilizza il proof-of-stake. E, come spiega la sua fondatrice Kathleen Breitman, è solo una questione di prospettiva: se pensi che le crypto possano risolvere dei problemi, allora non ti importa se consumano energia. Se invece sei un loro nemico, qualunque consumo energetico è uno spreco. Anzi, la Governance delle crypto avrebbe risvolti positivi anche per le altre lettere dell’acronimo ESG: modelli solidi e trasparenti, che permettono la partecipazione della base degli utenti. Certo, un problema da risolvere c’è: proprio la Governance del bitcoin lo rende particolarmente resistente a qualunque modifica. E presto o tardi il nodo di quanta energia consuma il proof-of-work andrà affrontato. E c’è chi ipotizza che in futuro avremo bitcoin “verdi” o “marroni” in base alla fonte di energia utilizzata per produrli, un po’ come accade per l’idrogeno.
6 - … ma restano anarchiche
Non facciamoci illudere, una parte importante del mondo crypto non ha nessuna intenzione di mettersi la cravatta e allinearsi alla cultura dei player consolidati. La cultura anarchica e anti-bancaria è ancora molto forte: l’imporsi delle cryptovalute viene messo in parallelo con lo streaming o l’affermarsi del voice over IP. “Money over IP” è una delle espressioni che sono state utilizzate, al pari di “portiamo i nostri soldi nel cloud”. Accompagnate da critiche per le sedi meravigliose che le banche possono permettersi con le commissioni applicate al denaro dei clienti, come ha sottolineato Tim Draper.
7 - L’obiettivo è la super-app
La regolamentazione diversa da Paese a Paese, così come l’elevata specializzazione di alcuni player, sono i principali ostacoli alla creazione di giganti globali del FinTech. Che nasceranno, sì, ma saranno probabilmente poco numerosi. Per il FinTech, la principale strada di crescita sembra essere il consolidamento all’interno del mercato di riferimento (e bisogna capire se l’Unione Europa vale come mercato unico). Questo consolidamento passerà anche da una fase di M&A con altri competitor FinTech e servizi complementari, con l’obiettivo di andare a realizzare delle “super-app” sul modello cinese: applicazioni per smartphone in cui il cliente trova sia servizi bancari e finanziari, sia altri servizi. Dalla mobilità allo shopping.
8 - Nel trading, GameStop ha cambiato tutto
«Le persone online discutono, creano comunità. Parlano di investimenti e hanno capito che quando investono tutti insieme, impattano sul prezzo di un asset». Così Yoni Assia, CEO e fondatore di eToro, commenta il “meme-trading”, le operazioni effettuate in Borsa da migliaia di investitori, a volte in modo coordinato a volte spontaneo. Un fenomeno portato alla ribalta dal rally ingiustificato, e dalle successive montagne russe delle quotazioni, di un titolo come GameStop. Ma che si può riscontrare anche nell’isteria con cui vengono accolti alcuni tweet riguardanti un’azienda o una cryptovaluta di personaggi come Elon Musk. «Nei mercati finanziari, la conoscenza è potere. La capacità di generare valore e guadagni dipende dalla conoscenza. È molto interessante che una comunità possa definire il valore di un asset», ha commentato Assia. Non so se “interessante” sia l’aggettivo giusto, ma sono sicuramente d’accordo.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di novembre 2021 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.