Fido ha appena chiuso un round di finanziamento per spingere sulla crescita internazionale e sull’ampliamento delle soluzioni offerte.
Insieme a Marko Maras, CEO di Fido, abbiamo fatto il punto sull’ultimo anno della Fintech italiana.
AG. Che cosa è successo nell’ultimo anno di Fido? Quali novità ci sono state?
MM. È stato un anno molto interessante sia dal punto di vista del prodotto che della società.
Abbiamo rilasciato nuove funzionalità della piattaforma, con API che consentono di avere nuovi dati a supporto dei processi decisionali, in ambito sia di credit scoring sia di prevenzione delle frodi.
Abbiamo inoltre aggiunto dei nuovi modelli in ambito AML. Il primo è Fido Phone, che consente di analizzare istantaneamente il numero di telefono fornito dall'utente in fase di onboarding.
Una soluzione analoga è Fido Email, che chiaramente analizza l’indirizzo di posta elettronica utilizzato. E poi Fido Browser, che invece estrae informazioni e segnali che provengono dal browser dell’utente, tramite un tag inserito nei web form dei nostri clienti.
Abbiamo poi potenziato l’efficacia e l’accuratezza dei nostri modelli di scoring, grazie alla grossa mole di dati che abbiamo processato nel corso dell’ultimo anno. Nel 2021 abbiamo gestito più di 3 milioni di interrogazioni e in questo periodo marciamo al ritmo di 500mila interrogazioni al mese.
Questa crescita è spinta prevalentemente dagli operatori fintech, che stanno investendo moltissimo nell’acquisizione di clienti online. E proprio questa grande attività ci permette di fare leva su ancora più dati per potenziare i nostri modelli di scoring.
Dal punto di vista societario, infine, la novità più rilevante è l’ingresso nella compagine di United Ventures, un primario VC con sede in Italia e attivo in tutta Europa. L’ultimo aumento di capitale di 5 milioni ci consentirà di accelerare il percorso di crescita della struttura organizzativa e di espanderci a livello internazionale.
AG. Nell’ultimo anno avete anche raggiunto degli accordi con una serie di realtà importanti ed eterogenee. Quali esigenze vi hanno presentato queste aziende?
MM. Rimane molto attuale l’esigenza del credit scoring, cioè l’applicazione da cui siamo partiti inizialmente.
Fido consente di potenziare i sistemi di valutazione del merito creditizio, soprattutto per l’erogazione di microcrediti sotto i 5mila euro e in particolare verso gli utenti giovani, tra i 18 e i 25 anni, che non hanno una storia creditizia o, comunque, non sono censiti in Centrale Rischi.
Abbiamo anche avviato collaborazioni con soggetti che utilizzano la nostra tecnologia per prevenire le frodi, oppure per potenziare i propri presidi antiriciclaggio. Grazie alle nostre soluzioni, infatti, è possibile intercettare le cosiddette “identità sintetiche”, grazie all’analisi dei dati.
Dall’indirizzo di posta elettronica inserito, oppure dal numero di cellulare, è possibile individuare richieste sospette e utenti che forniscono dati incongruenti, oppure che hanno una identità digitale anomala.
È il caso, ad esempio, di email che non sono associate a nessun servizio esterno, oppure di un numero di cellulare che non ha un account WhatsApp: sono solo due esempi dei segnali tracciati dalla nostra tecnologia e che le aziende possono usare per prevenire le frodi o presidiare le attività di antiriciclaggio.
AG. Il cliente online è storicamente ritenuto più rischioso di quello che si presenta sul canale fisico, filiale o agenzia che sia. È effettivamente così? E come può aiutare il Fintech?
MM. Sì, lo confermo. Anche un recente studio di KPMG stima in 6 miliardi di dollari le perdite annue che le società americane subiscono a causa di frodi da identità sintetiche.
Chi fa credito digitale, prima ancora di capire se un soggetto è in grado di ripagare un prestito, deve dotarsi di strumenti per accertarsi della vera identità del richiedente. E questo è particolarmente vero nel caso del microcredito e del Buy Now Pay Later.
In molti casi, la differenza tra credit scoring e prevenzione delle frodi è molto sottile. Quando un cliente richiede un prestito per un importo di qualche centinaia di euro, è più probabile che si tratti di una frode che di una incapacità a ripagare quel debito.
In un mondo in cui i servizi finanziari sono sempre più istantanei, gli operatori finanziari devono essere in grado di valutare il rischio in real time, grazie a tecnologie in grado di valutare chi c’è dall’altra parte dello schermo.
AG. Abbiamo accennato al round da 5 milioni, da poco concluso. Quali sono gli obiettivi, quali novità preparate per il futuro?
MM. In primis, la crescita a livello internazionale: stiamo avviando attività per accelerare il percorso di crescita al di fuori dei confini, attraverso partnership strategiche con agenzie di credit rating, system integrator, società di consulenza e altre realtà che possono velocizzare il processo di adoption della nostra tecnologia.
Fido è poi in cerca di nuovi strumenti e segnali per arricchire ulteriormente il catalogo. Al momento utilizziamo oltre 250 segnali, ma abbiamo una roadmap di nuove funzionalità e informazioni, di natura digitale e non finanziaria, da inserire nel nostro catalogo.
E poi c’è la modellistica, andando a sviluppare nuovi modelli di scoring con clienti e partner, in particolare in ambito AML.
Infine, ci sono le linee guida dell’EBA, che invitano le banche a dotarsi di strumenti di rilevazioni delle transazioni sospette non più ex post, ma in real time, spingendo le banche a investire su tecnologie come la nostra.
