«L'inclusione finanziaria non è fornire alle persone un conto corrente o consentire loro di pagare senza usare contanti. È l’accesso al credito, cioè alla possibilità di ottenere un prestito e migliorare la propria vita e quella della propria famiglia».
Abbiamo incontrato Noha Shaker, Fondatrice e CEO dell'Associazione Fintech Egiziana, dopo il suo discorso su "Fintech for good" al Web Summit 2023. «L'80% della popolazione e l'80% delle PMI in Egitto non hanno accesso ai servizi finanziari, o ce l’hanno in modo molto limitato», ha spiegato.
Una logica scelta di mercato
Questo alto tasso di persone e imprese escluse finanziariamente è il risultato della logica di mercato. Le banche tradizionali e le compagnie di assicurazioni si sono concentrate sul settore alto del mercato, puntando sugli HNWI, sui singoli facoltosi e sulle grandi aziende, poiché questi segmenti offrono margini di profitto più elevati.
Shaker spiega: «Dal punto di vista di un banchiere, si tratta della decisione economica giusta da prendere: puntare sui clienti più redditizi e che possono essere serviti in modo efficiente. Ma oggi la tecnologia consente alle società finanziarie di servire in modo efficiente ed economico anche i segmenti inferiori di clienti. Una volta raggiunta una massa critica per generare economie di scala, è possibile servire tutti i clienti e le imprese di ogni dimensioni, ottenendone profitto».
Perché tocca al Fintech
La tecnologia, in questo caso, si traduce con fintech.
«La Egypt Fintech Association nasce proprio per riunire tutte le forze del paese, tra cui accademici, il Regolatore, imprenditori del settore privato, e altri attori. Lavoriamo insieme come ecosistema per capire come possiamo rendere l'industria finanziaria più inclusiva e sostenibile nel medio-lungo termine.
L'Associazione è relativamente giovane, ma siamo tra i primi tre ecosistemi nella regione del MEA in termini di dimensione degli investimenti che abbiamo attirato. Ed è un ecosistema di qualità: abbiamo uno dei più alti tassi di sopravvivenza delle start-up, grazie all'ecosistema di supporto che abbiamo creato. Ho lavorato personalmente allo sviluppo della Strategia Nazionale Fintech, definendo le nostre priorità e le aree su cui dovremmo concentrarci».
Non c’è inclusione senza accesso al credito
A medio e lungo termine, l'obiettivo è creare un ambiente finanziario più sostenibile e inclusivo, che vada oltre la digitalizzazione dei pagamenti.
«I pagamenti sono stati un modo per il fintech di costruire rapidamente delle storie di successo, permettendo alle persone di pagare in digitale le bollette telefoniche, o trasferire denaro a parenti e amici che vivono lontano, e così via.
Ma essere inclusi finanziariamente significa molto di più: vuol dire avere accesso a finanziamenti che possono renderti più produttivo, consentendoti di aiutare te stesso e la tua famiglia. La cosa positiva è che i pagamenti digitali possono aiutare l'ecosistema fintech nel valutare meglio la solvibilità dei clienti».
Dai pagamenti al profilo di rischio
Per poter prestare denaro a qualcuno, una banca (o un fintech) ha bisogno di sapere se quella persona è in grado di rimborsare il debito. Le persone escluse finanziariamente non hanno una storia bancaria e questo rende quasi impossibile valutare se hanno un profilo di rischio accettabile.
«Se però hai la cronologia delle transazioni di una persona, puoi fare affidamento su di essa per capire la sua probabilità di inadempienza. Lo stesso vale per le piccole imprese. Ecco perché i pagamenti digitali sono un primo passo verso un miglioramento dell'inclusione finanziaria. Il credito non deve essere solo inclusivo, ma anche responsabile ed etico.
In altre parole: non dare soldi a qualcuno se sai che non sarà in grado di restituirli. Come ecosistema, quindi, dobbiamo lavorare per rendere le persone capaci di rimborsare il prestito che ricevono».
Il ruolo dei touchpoint fisici
Un ecosistema inclusivo considera anche il rischio che deriva dal divario digitale tra diverse aree e gruppi di età. L’esperienza di M-Pesa rappresenta ancora un modello quando si tratta di bilanciare tecnologia e punti di contatto fisici.
«Le persone non esperte in tecnologia possono essere raggiunte grazie a una rete di partner sul territorio. I negozi locali, ad esempio, possono fungere da punti di dati e servizi per la loro comunità.
È possibile accedere ai servizi presso un negozio di convenienza, che può anche essere una fonte di dati sul cliente. Potrebbe sorprenderti scoprire come sia possibile costruire un profilo di credito con informazioni sulla routine di un individuo o di una piccola impresa. Per progettare un ecosistema finanziario inclusivo, è necessario individuare questi punti di contatto, in quanto sono cruciali nel servire i clienti non digitali».
La frontiera dei test psicometrici
La capacità di utilizzare set di dati diversi e alternativi è fondamentale per l'inclusione finanziaria. La nuova frontiera è rappresentata dai test psicometrici.
«I dati possono rivelare molto su come gestisci i tuoi soldi. I test psicometrici sono ancora in fase di sviluppo, ma possono indicare l'intenzione di una persona di restituire un prestito.
Ovviamente, non predicono il futuro, quindi non possono determinare se qualcuno avrà problemi finanziari. Ma possono indicare la tendenza e la volontà di una persona di restituire un debito. Quindi, possiamo utilizzare i dati in due modi: primo, per capire se una persona è in grado di restituire un prestito e, secondo, se quella persona è disposta a restituire il prestito».
Questa è una traduzione dell'articolo originale uscito su InclusiveMoney.com