eBury: «accompagniamo le PMI all’estero, con servizi da Corporate». Anche insieme alle banche

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Marta Bonati, country manager Italia di eBury

Ebury è protagonista di un episodio del podcast define banking dedicato ai servizi innovativi per le imprese italiane.

Marta Bonati, Country Manager Italia di eBury, ci racconta che cosa fa questa azienda e quali servizi offre.

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Alberto Grisoni. Iniziamo dalle presentazioni: che cosa è eBury?

Marta Bonati. eBury si occupa di pagamenti e incassi internazionali con la relativa conversione delle valute estere, di gestione del rischio di cambio e di finanziamento all’importazione. La società è nata nel 2009 a Londra ed è cresciuta in tutto il mondo: oggi ha 24 uffici in 20 Paesi, per oltre 1.100 dipendenti.

AG. Come siete posizionati in Italia?

MB. Sin dall’inizio, il nostro obiettivo in Italia è accompagnare le PMI nel business internazionale con soluzioni finanziarie su misura che, fino a poco tempo fa, le banche riservavano solo alle grandi aziende.

In eBury abbiamo sviluppato una tecnologia proprietaria per offrire una combinazione unica di soluzioni che coprono pagamenti, gestione valutaria e finanziamenti per rispondere alle esigenze delle imprese e accelerarne la crescita all’estero.

Offriamo soluzioni per sterilizzare il rischio di eventuali perdite dovute, ad esempio, all'oscillazione dei cambi; oppure per quanto riguarda invece la gestione dei flussi internazionali il nostro punto di forza risiede nella possibilità di trattare oltre 140 valute e di potere aprire per le nostre aziende dei conti correnti in tempi molto rapidi in oltre 20 paesi.

AG. Il vostro target primario sono PMI e MidCap: perché, secondo voi, c’è bisogno di un’offerta FinTech per queste realtà?

MB. C’è bisogno di FinTech perché il commercio internazionale è cresciuto in termini di volumi e di transazioni per le imprese italiane. Che si trovano a gestire pagamenti e incassi anche in valute non facilmente trattabili: dollari e sterline, certo, ma anche valute più complesse come quelle dei mercati emergenti.

Lavorare con valuta estera comporta un rischio intrinseco per l’azienda: la volatilità del mercato dei cambi può impattare in modo negativo sul risultato economico che deriva dalla gestione caratteristica di un’impresa. Noi ci rivolgiamo alle PMI perché le banche tradizionali offrono a questo segmento un servizio approssimativo, magari limitato alle principali valute. Oppure perché sono servite da gestori non specializzati.

eBury propone un servizio da grande impresa, a tutte le aziende.

AG. eBury è una realtà internazionale: questo bisogno di soluzioni ad hoc non è quindi una specificità delle aziende italiane.

MB. Le esigenze, a volte le difficoltà, che le nostre aziende italiane si trovano ad affrontare quando si rivolgono verso l'estero sono comuni alle imprese di altri Paesi, sia in Europa Continentale, penso a Spagna e Germania ad esempio, ma anche mercati molto lontani dal nostro, come Canada, Australia e Brasile.

AG. Come si racconta la vostra offerta digitale a un pubblico, quello delle PMI, che non sempre ha una propensione spiccata per i servizi più innivativi?

MB. eBury lavora sia sul canale diretto sia tramite collaborazioni con partner bancari, assicurativi o associativi. Noi offriamo servizi con un elevato contenuto tecnologico, ma lo veicoliamo tramite persone di elevata professionalità che lavorano all’interno della nostra struttura.

Siamo quindi in contatto diretto con il cliente per comprendere a fondo le esigenze dell’impresa, anche con lunghe discussioni per approfondire tutti i temi. Questo rapporto costante fa sì che la relazione personale resti un cardine del nostro servizio. E quindi il digitale non è un ostacolo, perché il cliente non ha difficoltà a capire e accettare il contenuto tecnologico del nostro servizio. È solo uno strumento per rendere più efficace e rapido il lavoro delle nostre persone.

AG. Parlavamo di collaborazioni: come lavorate con il Finance tradizionale? E con le altre FinTech?

MB. Il canale indiretto è molto importante per noi. Qualche anno fa, sembrava che FinTech e banca tradizionale fossero in contrapposizione, oggi si è imposta la cooperazione e le FinTech sono considerate complementari alla banca.

Un’importante partnership è con Sace-Simest: combiniamo i nostri servizi per ottimizzare il capitale circolante e l’assicurazione del credito. eBury permette di incassare oltre 30 valute differenti, coprendo molti dei Paesi in cui Sace opera.

Una seconda collaborazione già attiva è quella con Workinvoice. Con loro condividiamo il modus operandi tipico del fintech e offriamo alle aziende soluzioni sia di finanziamento delle esportazioni sia di gestione del rischio cambio.

Altre partnership sono in fase di pilota. Stiamo lavorando con un importante gruppo bancario per integrare le potenzialità di finanziamento della banca con le nostre soluzioni.

AG. Qual è il profilo ideale della vostra banca partner? Una banca medio-piccola?

MB. Ci rivolgiamo anche alle banche locali perché lavorando con loro possiamo essere più vicini al territorio di riferimento e al cliente finale. Alla banca permettiamo di offrire servizi di pagamento crossborder con una flessibilità e capillarità geografica che le realtà più piccole non riuscirebbero ad avere.

Lavoriamo anche con Associazioni di categoria, Camere di Commercio o consulenti indipendenti che nella loro attività seguono già PMI italiane nei processi di internazionalizzazione.

AG. Quali obiettivi avete per l’Italia nei prossimi mesi? E che previsioni fate per le nostre imprese?

MB.  La filiale italiana di eBury è una delle più recenti ma è anche tra quelle su cui i nostri investitori puntano maggiormente per mantenere gli elevati livelli di crescita. A Milano abbiamo un team di 20 persone per circa 300 clienti. Nei prossimi 12 mesi guardiamo con ottimismo al contesto economico italiano: ci sono segnali di ripresa e il futuro sembra meno incerto.

Anche a livello globale ci sono segnali positivi e di miglioramento, con buone prospettive per gli scambi internazionali.

Tra la fine del 2021 e il 2022 le aziende italiane dovranno però confrontarsi con il nuovo contesto post-Covid, molto diverso da quello a cui eravamo abituati. Pensiamo all’aumento del costo dei trasporti marittimi, o alle difficoltà nel reperire alcuni componenti indispensabili per determinate produzioni. È quindi importante che l aziende trovino dei partner per gestire in modo trasparente e flessibile i flussi derivanti da tutte le loro attività.

 

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