Il mondo FinTech ci regala un altro neologismo: decacorno. Cioè una startup privata la cui valutazione ha superato i 10 miliardi di dollari.
C’era davvero bisogno di questa nuova parola, che deriva dall’inglese decacorn? Ebbene, sì. Perché come emerso al Web Summit 2021, il FinTech è ormai pieno di unicorni, una vera e propria mandria. Tanto che diversi osservatori si sono chiesti se queste valutazioni non siano inflazionate.
In realtà, ha osservato Edith Young, General Partner di Race Capital, il FinTech riceve valutazioni molto alte perché, banalmente, opera in un settore ricco.
Mentre il CEO di Rapyd, Arik Shtilman, dall’alto di una valutazione di 15 miliardi commenta che «essere unicorno non è più una gran cosa, importa di più la capacità di scalare con un modello di business profittevole, arrivando a 5 o 6 miliardi di valutazione. Il FinTech riceve valutazioni molto alte anche perché ci sono fondi con grandi disponibilità che possono investire cifre importanti. anche in startup nelle prime fasi di crescita».
Il rischio di una bolla non viene in realtà esplicitamente escluso. Basta leggere tra le righe delle dichiarazioni di Pascal Gauthier, CEO di Ledger: «C’è un enorme flusso di liquidità che arriva dalle banche centrali. Tutti gli investitori si chiedono in che cosa investire, che cosa potrebbe portare dei rendimenti interessanti. E la risposta è quasi sempre la stessa: tecnologia e cryptovalute. E questo sta spingendo verso l’alto le valutazioni».