
Hanno tenuto botta durante l’emergenza Covid e stanno apportando modifiche tattiche al portafogli. Ridimensionano la portata dell’ESG e dei nativi digitali. I dati del Global Family Office Report di UBS.
Lo studio ha coinvolto 120 Family Office di tutto il mondo, in buona parte family office individuale, con un patrimonio famigliare medio di 1,6 miliardi di dollari. Un campione evidentemente del tutto particolare.
Riequilibrare i portafogli, proteggersi dalle perdite
L’emergenza Covid-19 ha sicuramente colpito, con un drawdown massimo del 13%: i Family Office hanno comunque saputo proteggersi dagli effetti peggiori delle vendite riequilibrando i portafogli per gestire i rischi. Il 77% degli intervistati ha dichiarato una performance dei loro portafogli, tra gennaio e maggio 2020, in linea o superiore ai rispettivi benchmark target. Il 55% ha riequilibrato i portafogli nei mesi di marzo, aprile e maggio per mantenere un’allocation di lungo periodo.
Si guarda a immobiliare e azionario. Cash a breve termine, oro nel lungo
Il 67% non ha modificato la view di medio termine, ma la maggior parte sta cercando di modificare i portafogli in chiave tattica, per rispondere ai cambiamenti macro e di mercato. Con una forte propensione al rischio, i family office stanno approfittando della dislocazione di mercato per fare leva sulle opportunità e ottenere rendimenti più elevati. Il 45% vuole incrementare le allocazioni nel settore immobiliare, il 44% nell’azionario dei mercati sviluppati, il 38% nell’azionario emergente. In crescita anche le allocazioni in cash e in oro: il primo trend sembra temporaneo, visto che il 26% vuole diminuire le riserve in contanti nel prossimo biennio o triennio, il 45% vuole invece aumentare l’esposizione all’oro, probabilmente anche nel lungo termine.
«In uno dei periodi più volatili della storia dei mercati finanziari – commenta Josef Stadler, responsabile del Global Family Office di UBS Global Wealth Management – i Family Office hanno adottato un atteggiamento diverso. In un certo senso, abbiamo visto loro adottare un approccio istituzionale, implementando meticolose strategie di asset allocation e rigorosi processi di investimento. Per quanto a volte possa essere stato scomodo, si sono attenuti ai loro piani e sono rimasti disciplinati. Eppure anche i family office abbracciano e gestiscono il rischio come nessun altro investitore. L’obiettivo è quello di non riportare perdite, rinunciando anche a quelle opportunità che possono rivelarsi una fonte di preoccupazione per i loro clienti. Per questo il fine ultimo è quello di investire liquidità per trarre vantaggio dalle dislocazioni del mercato. Ci aspettiamo di vedere grandi cambiamenti nei prossimi mesi».
«Negli ultimi anni abbiamo riscontrato un graduale allineamento al modello internazionale anche da parte dei Family Office italiani, storicamente più conservativi, con un graduale aumento della propria esposizione ai mercati azionari globali e al private equity – aggiunge Oscar D’Intino, Responsabile Global Family Office di UBS Italia. Inoltre, negli ultimi mesi, anche i family office italiani – che hanno in genere una maggiore avversione al rischio – hanno adottato un atteggiamento molto razionale durante la correzione dei mercati, e alcuni di loro hanno sfruttato la discesa dei mercati per investire in azioni globali e di grande qualità».
Piace il private equity
Il private equity attira gli investimenti del 77% dei family office: il 69% lo ritiene uno dei principali driver di rendimenti, anche se il Covid-19 potrebbe cambiare le cose. Il 51% dei family office ritiene che il PE sovraperformi rispetto agli investimenti pubblici, contro il 73% precedente. Gli investimenti diretti consentono un maggior controllo (lo ritiene positivo il 35% del campione).
Sostenibilità in crescita (ma i nativi digitali non sono così green)
Interessanti i risultati sugli investimenti sostenibili: a livello globale, il 39% dei family office intende allocare la maggior parte del proprio patrimonio in modo sostenibile entro 5 anni. Gli investitori italiani sono meno sensibili al tema. Qui si scopre che la nuova generazione di investimenti, che oggi ha tra i 20 e i 30 anni, non è particolarmente orientata alla sostenibilità: per il 54% dei family office gli eredi guardano agli investimenti tradizionali, al pari dei loro genitori. In USA e in Asia la percentuale è del 71%. Il 48% pensa che la next generation stia trainando gli investimenti sostenibili. Nonostante questo, il 73% dei family office investe almeno una parte del patrimonio in modo sostenibile. La strategia più utilizzata è quella basata sull’esclusione.