
Il factoring cresce in Italia, in testa Lazio e Lombardia
A crescere sono anche i crediti in essere (+4,61%) e gli impieghi (+6,38%), che confermano le previsioni per fine 2017. Si stima infatti un altro anno con il segno più (+7,8%), per un business che vale il 12% del PIL. Lombardia e Lazio restano le regioni in cui si concentra circa la metà del mercato italiano: da sole rappresentano il 54,94% dei crediti in essere, se si considerano i creditori, e il 47,48% rispetto ai debitori. Segue il Piemonte con il 12,28% rispetto ai primi e il 7,38% rispetto ai secondi.
Il factoring italiano al quinto posto nel mondo
Sono numeri che portano l’Italia al quinto posto a livello globale, dopo Regno Unito, Cina, Francia e Germania. Del resto nel mondo il factoring si è mantenuto in crescita nel 2016, anche se solo dello 0,35%. Una percentuale misera anche per il rallentamento del mercato cinese, che ha perso il 15%. L’Europa ha fatto segnare invece un +2,31% nonostante l’indebolimento della sterlina inglese.
Il peso della P.A. sui debiti ceduti
In Italia è la Pubblica Amministrazione che pesa per quasi un quarto sul totale dei debiti ceduti alle società di factoring. Sono soprattutto crediti legati al sistema sanitario nazionale e all’amministrazione centrale. La P.A. paga infatti in media a 95 giorni e non stupisce pertanto che il 37% dei debiti acquistati sia scaduto.
Pagamenti: l’Italia resta in ritardo
Non è solo la P.A. però a pagare in ritardo. Portano la maglia nera nella classifica dei tempi di pagamento anche tutte le imprese, che pagano a 52 giorni, contro i 37 della media europea. L’Italia resta nelle posizioni di coda nonostante il miglioramento registrato nel 2017 e il ritardo medio ridotto di oltre 12 giorni.