Slave, il trojan bancario apparso per la prima volta a marzo del 2015, a oggi ha già infettato i browser di molti utenti e raggiunto un livello di sofisticazione che lo rende più difficile da identificare. Inoltre, due settimane prima di scoprire Slave, F5 Networks ha notato una variante malware sconosciuta che scambiava i numeri IBAN: tecnica utilizzata per frodare gli account destinatari sostituendo il numero nel momento stesso della transazione. Due tipologie di attacco strettamente correlate.
Slave come Zeus
Slave è un malware trojan scritto in Visual Basic che nella sua prima versione eseguiva anch’esso uno scambio di IBAN in due fasi utilizzando tecniche "Man-In-The-Browser" con grande somiglianza al famigerato malware Zeus. L'ultima versione di Slave comprende la creazione di chiavi di registro con nomi random, infezioni IE, Firefox e Chrome, kernel32.dll hooks e molto altro ancora. Slave conduce i propri attacchi posizionando delle esche (hooking) nel processo di Internet Explorer e immettendo il suo codice nelle pagine web dei servizi bancari. Questo codice può poi eseguire una serie di funzioni tra cui il furto delle credenziali e l’accesso all’account, lo scambio dell’IBAN o anche il trasferimento automatico dei fondi. Una delle funzionalità più interessanti di Slave è il controllo timestamp. Il malware viene impostato per essere eseguito entro una tempistica precisa e resta quindi praticamente “valido” solo per alcune settimane, probabilmente evitando così la possibile individuazione.
Perdite finanziarie: sarà colpa di Slave?
Recentemente F5 ha realizzato una ricerca in ambito sicurezza intervistando i responsabili IT delle aziende del settore finance. Il 48% di essi ha dichiarato di aver subito perdite finanziarie notevoli negli ultimi due anni e ha sottolineato la preoccupazione e la sempre maggiore esposizione della propria organizzazione e dei propri clienti alle minacce legate alle frodi web.
«Per molti aspetti Slave è oggi meno sofisticato di altri trojan bancari già diffusi ma tutto questo non ci rende sicuri – spiega Paolo Arcagni, Systems Engineer Manager Italy&Malta di F5 Networks. La sua rapida evoluzione dimostra che il cybercrime è alla continua ricerca di nuove forme di attacco sempre più evolute e difficili da contrastare. Sia che si utilizzi il phishing, le tecniche Man-in-the-Middle o Man-In-The-Browser o altre attività basate sui trojan come web injection, form hijacking, modifiche delle pagine o modifiche delle transazioni, i rischi associati alle frodi web non si possono eliminare e colpiscono organizzazioni di ogni genere».
Image courtesy of Victor Habbick at FreeDigitalPhotos.net