Europa Orientale: crescita più lenta, ma sostenibile

Continuare a puntare sulla crescita in Europa orientale, con una particolare attenzione a Russia e CSI, Turchia e Polonia. E' la sintesi dell'outlook macroeconomico tracciato da Marcus Svedberg, Capo Economista di East Capital.

Il 2013 dovrebbe essere un anno più positivo rispetto al 2012, ma con una ripresa ancora blanda . "Molte economie rimarranno sotto il loro potenziale con tassi di disoccupazione ancora elevati. In questo contesto, mentre le economie sviluppate saranno ancora concentrate su misure di austerità,  quelle  emergenti, senza problemi di deficit o indebitamento, potranno comunque crescere a un tasso consistentemente più elevato sulla spinta di politiche più espansive", secondo Svedberg.  

Nell'economia globale e nel sistema finanziario internazionale restano molti rischi, che sembrano comunque meno preoccupanti di un semestre fa. Il fiscal cliff USA fa meno paura, mentre la crisi dell'Eurozona resta, secondo East Capital, la maggiore preoccupazione. Russia e Paesi della CSI restano i più forti dal punto di vista macroeconomico. "Sono meno integrati nell’economia europea, ma sono più soggetti alle fluttuazioni dei prezzi delle materie prime e al sentiment  dei mercati; inoltre, nel caso di moti paesi del CIS, l’assetto  politico-istituzionale rimane debole" commenta Svedberg.

In Russia si prevede una crescita intorno al 3,5%, trainata da una forte domanda interna ma penalizzata dalla contrazione del prezzo del petrolio e di altri beni esportabili. I prossimi eventi sportivi (Olimpiadi invernali di Sochi e Mondiali di calcio del 2018) garantiscono comunque importanti investimenti in infrastrutture, mentre le finanze pubbliche restano eccellenti e l'inflazione rimane vicina ai minimi storici.

Miglioramenti in vista anche in Turchia, con una situazione macroeconomica in miglioramento dopo la contrazione del biennio 2010-2011: per il 2013 si prevede un ritorno della crescita al 4% grazie all'export. Il deficit corrente resta alto ma finanziabile e l'inflazione non sembra discostarsi troppo da quella prevista. Il rallentamento in corso nell'economia della Polonia non dovrebbe tradursi in una recessione: se la domanda interna resta debole l'export sta migliorando e non si escludono politiche economiche espansive.

L'Europa orientale, conclude Svedberg, mostra "una crescita nell’insieme più lenta che in passato ma anche più sostenibile. In generale il quadro macro rimane moderatamente positivo con possibilità di politiche monetarie espansive in aiuto alla crescita, inflazione bassa e nessuna preoccupante situazione fiscale".

 

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