
Disponibile in Italia un ETF per investire nel settore della cannabis. Un vero e proprio trend anche negli USA.
Un ETF sulla cannabis legale
Il Medical Cannabis and Wellness UCITS ETF (CBSX) è il primo ETF dedicato alla cannabis terapeutica a essere quotato in Europa: dal 13 gennaio 2020 e in Germania, per l’esattezza, ma sarà disponibile anche in Italia e in UK con un TER di 80 punti base. Si tratta del primo ETF UCITS emesso dalla canadese Purpose Investments. Non ha però nulla a che fare con il boom di negozietti self service che vendono ogni genere di mercanzia derivata dalla cannabis. L’ETF consente infatti di esporsi al settore della cannabis terapeutica.
Il mercato della cannabis terapeutica
Il Regno Unito è a oggi il più grande produttore ed esportatore globale di cannabis legale, per uso “medico e scientifico”. A oggi la cannabis terapeutica e i prodotti al cannabidiolo (CBD) sono legali in più di 40 nazioni e altri Paesi dovrebbero aggiungersi alla lista. Al momento sono 28 i Paesi europei ad avere normative di qualche tipo sulla cannabis terapeutica. Il mercato mondiale è stimato a 13,4 miliardi di dollari americani a fine 2018 e viene proiettato a 148 miliardi nel 2026.
Un fondo sulla cannabis in Canada
Naturale che si guardi con interesse a investire nel settore. La canadese Purpose Investment (che a dicembre 2019 aveva oltre 8 miliardi di dollari canadesi di masse in gestione) nel 2017 ha lanciato in madrepatria un fondo sulla cannabis, il Purpose Marijuana Opportunities Fund. L’ETF CBSX è costituito da società quotate il cui business è legato al settore della cannabis terapeutica, della canapa e del CBD in 9 sotto-settori tematici, dai produttori alle società biotech, dai fornitori di tutto il necessario per la coltivazione fino a fornitori e distribuzione di prodotti finiti. L’ETF è a replica fisica completa, con un TER di 80 punti base.
Negli USA si lavora al SAFE Banking Act
Un’idea del rapporto in evoluzione tra industria della cannabis e Finance ci viene dagli Stati Uniti, dove la Camera dei Rappresentanti ha approvato negli scorsi mesi il cosiddetto SAFE Banking Act, che consente a banche, finanziatori e compagnie di assicurative di operare senza correre rischi legali con le aziende che hanno a che fare con la cannabis, a patto – ovviamente – che queste aziende operino in Stati che hanno legalizzato una qualche tipologia di uso della cannabis stessa. Un voto bipartisan frutto di un lavoro di sei anni, seguito da vicino dall’americana National Cannabis Industry Association NCIA (che per qualche curiosa ragione ha scelto di inviare costantemente aggiornamenti alla nostra redazione sulla vicenda), per garantire alle banche di potere lavorare non solo con le imprese (legali, lo ripetiamo) che hanno a che fare con la cannabis, ma anche con i loro fornitori.
Depositi, pagamenti elettronici e polizze finalmente accessibili?
Una situazione, sottolineano dalla NCIA, che costringe le aziende che lavorano con la cannabis a utilizzare soprattutto il contante (persino aprire un conto corrente è difficile), esponendo a rischi importanti dipendenti e fornitori. A discapito della trasparenza verso il regolatore e le autorità fiscali. Le nuove misure permetterebbero anche al “banking tradizionale” di erogare credito alle imprese attive nel business, prevedendo report ricorrenti sulle politiche creditizie verso gli imprenditori di colore e di sesso femminile. L’iter del SAFE Banking Act, però, non si è ancora concluso: la prossima tappa è infatti l’approvazione del Senato.
Foto di Julia Teichmann da Pixabay