Finale incerto per le elezioni presidenziali USA. Una incertezza che piace poco ai mercati ma molto agli analisti, che si sbizzarriscono sui diversi possibili scenari.
Il sistema elettorale americano confonde
Il risultato delle elezioni americane 2016 è incerto per diversi motivi. In primis per un sistema elettorale incomprensibile al di fuori dei confini USA, con i singoli Stati federali che assegnano un tot di “punti” al candidato vincitore al loro interno (ma, attenzione, due Stati, il Maine e il Nebraska, possono spartire i grandi voti a loro disposizione tra più candidati). Meccanismo che rende inutile guardare i sondaggi sulle intenzioni di voto degli americani nel loro complesso e impone di esplorare l’opinione pubblica di Stati che sentiamo nominare quasi solo quando si avvicinano le elezioni. Sono sempre decisivi l'Ohio (provate a trovarlo a colpo sicuro su una mappa) e la Florida (troppo facile), ma nelle analisi di parla anche dell’orientamento della classe media bianca e delle donne in posti come Iowa o Nebraska.
Decisivi gli stati minori. Sfiducia nei mass media
Naturale che ci sia incertezza. Perché un conto è sondare l'orientamento dei fighetti di New York, cosa diversa spingersi nel Mid West a chiedere alla gente per chi voterà. Si rischia di non ricevere risposta, soprattutto se non ci si toglie la spocchia snob del giornalista di città. I mass media (quelli USA, ma pure quelli italiani non scherzano) hanno sposato quasi in toto Hillary Clinton e non riescono a spiegarsi la risalita del brutto e cattivo Trump. Una risalita che avviene a scapito di uno storytelling fortemente orientato a favore della signora Clinton. Segno di una reciproca e profonda diffidenza tra mass media e una opinione pubblica (un’occhiata ai sondaggi politici italiani fa sospettare che il fenomeno non sia solo americano) quantomai fluida, che costruisce la propria visione del mondo sfruttando anche strumenti diversi dai media ufficiali.
La Clinton piace di più ai mercati?
In questo quadro oggettivamente nuovo e inedito, ogni sussulto sui mercati fa pensare alle elezioni americane dell’8 novembre. Pazienza se l'Europa gira su se stessa da anni, se il quantitative easing è il pane quotidiano delle principali banche centrali, se il rapporto Occidente-Russia ricorda il "io ti spiezzo in due" di Rocky IV, se diverse banche europee (e non solo italiane) sono zeppe di NPL. Ogni sussulto dei mercati viene ricondotto al grande dubbio: Clinton o Trump? La narrazione dei mass media vorrebbe i mercati più vicini alla Clinton, ipotizzando reazioni più difensive in caso di vittoria di Trump. Ma, sottovoce, sono in molti a sottolineare che il taglio alle tasse promesso da Donald Trump susciti molte simpatie a Wall Street e non solo.
Se vince Trump sale l’oro
L’analisi di James Butterfill, Head of Research & Investment Strategy di ETF Securities, prevede un incremento del prezzo dell’oro del 10% (in un anno) se Donald Trump diventa Presidente degli Stati Uniti. L’oro, bene rifugio per eccellenza, verrebbe scelto per proteggersi dalla imprevedibilità politica di Trump: a preoccupare sono le scelte di politica monetaria e le nomine presso la Federal Reserve. Seguendo il medesimo ragionamento, dovremmo aspettarci anche un apprezzamento del Franco Svizzero?
L’oro scende con Hillary Clinton Presidente. Ma risale nel lungo periodo
Butterfill prevede, all’opposto, un calo di valore dell’oro, nel primo anno, fino al 6% in caso di elezione di Hillary Clinton. Salvo poi aggiungere che in entrambi i casi i grandi interventi infrastrutturali previsti dai due candidati dovrebbero fare salire l’inflazione, con un effetto positivo sul prezzo dell’oro a metà 2017. In ogni caso, infatti, ad alimentare l’incertezza politica ci penserà l’Europa (anche grazie alle prossime elezioni in Francia e Germania) e l’oro dovrebbe apprezzarsi comunque.
Amundi: Trump, se vince, dovrà scendere a compromessi
L’analisi di Amundi, a firma di Didier Borowski, Head of Macroeconomics, e Philippe Ithurbide, Global Head of Research, Strategy and Analysis, parte da 3 scenari diversi. Il primo, ritenuto probabile all’80%, è che la Clinton vinca. Il terzo, probabile all’1%, è che Trump vinca e applichi il programma della sua campagna elettorale. In mezzo c’è un 19%: Trump vince ma deve “modificare le proprie proposte”. Senza entrare nel dettaglio (aspettiamo i risultati), anche Amundi vede in Trump un possibile fattore di incertezza (con conseguente recessione negli USA, impatti sulla crescita mondiale, aumento di valore dell’oro) ma prevede anche una marcia indietro sulle proposte più controverse, ridimensionando di fatto gli effetti negativi sull’economia americana e globale.
Allianz GI: con Trump bene oro e USD
Anche Allianz GI sottolinea, nell’analisi di Kristina Hooper, US Investment Strategist di Allianz Global Investors, come Donald Trump, se eletto, dovrebbe comunque confrontarsi con un Congresso potenzialmente a controllo Democratico o comunque con una certa presenza di Repubblicani “ostili” a The Donald. Il compromesso non sembra in linea con il personaggio, ma potrebbe rendersi necessario. Secondo Kristina Hooper, la vittoria di Clinton potrebbe portare a vendite nel farmaceutico, nel biotech e nel finance per il rischio di maggiore regolamentazione; se vince Trump la vendita nell’azionario sarebbe più generalizzata, a favore di un rialzo di oro e dollaro USA.