Violenza economica: il 22% degli italiani è a rischio. Serve educazione finanziaria

Violenza economica: il 22% degli italiani è a rischio
Marco Landi, HR Director del gruppo Sella

Più educazione finanziaria contro la violenza economica.

Una forma di abuso poco conosciuta, ma che accomuna una buona fetta di italiani, oltre 7 milioni. E che scaturisce all’interno delle dinamiche familiari, persino tra genitori e figli. Ma sono tanti gli italiani che non ne sono ancora consapevoli.

Che cosa si intende per violenza economica

La violenza economica si manifesta attraverso comportamenti intenzionali che mirano a limitare o controllare l’accesso alle risorse economiche di un’altra persona, creando condizioni di dipendenza e vulnerabilità.

La violenza economica è una forma di abuso ancora in gran parte invisibile, ma capace di incidere profondamente sull’autonomia, la sicurezza e la libertà delle persone.

La ricerca del gruppo Sella e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

Per portare alla luce un fenomeno ancora poco riconosciuto, il gruppo Sella e l’Università Cattolica del Sacro Cuore hanno condotto una ricerca, sostenuta da Banca Sella e Fabrick, volta a misurare la diffusione della violenza economica in Italia e a individuare i fattori che ne aumentano o riducono il rischio, sia per chi la subisce sia per chi la agisce.

L’analisi, realizzata dall’Unità di Ricerca in Psicologia Economica presso il campus di Milano dell’Ateneo, nasce con l’obiettivo di trasformare la conoscenza scientifica in strumenti concreti di prevenzione e in iniziative di sensibilizzazione.

Il campione, composto da 2mila persone e rappresentativo della popolazione italiana, è equamente ripartito tra maschi e femmine, di età compresa tra i 18 e oltre i 54 anni (con età media di 51,3), residenti sul territorio nazionale e distribuiti in modo proporzionale tra Nord, Centro, Sud e isole.

Le modalità di abuso

La ricerca individua tre modalità principali attraverso cui questo abuso prende forma:

  • il controllo economico, che implica la restrizione dell’accesso al denaro e agli strumenti finanziari, nonché la richiesta sistematica di rendicontazioni delle spese;
  • il sabotaggio economico, che ostacola le opportunità di lavoro o di formazione;
  • lo sfruttamento economico, che si concretizza nell’appropriazione delle risorse della vittima o nell’imposizione di obblighi finanziari non consensuali.

I segmenti più a rischio

I risultati della ricerca indicano che il 15% degli italiani maggiorenni, pari a circa 7,7 milioni di persone, dichiara consapevolmente di aver subito episodi di violenza economica.

Questo valore si accentua in modo significativo in alcuni segmenti, che risultano maggiormente vulnerabili a forme di violenza economica, ovvero le persone che si trovano in condizione di disoccupazione (24%), quelle nella fascia d’età 35-44 anni (22%), chi ha un reddito personale e familiare limitato (20%), e chi è single, separato o vedovo (19%).

È importante sottolineare che questi fattori non sono cause dirette della violenza economica, ma aumentano la probabilità di trovarsi in condizioni di vulnerabilità economica e di abuso.

I rapporti famigliari

Le vittime dichiarano, inoltre, che sono soprattutto i partner o gli ex partner (54% dei casi) gli autori della violenza economica; nel 35% dei casi, tuttavia, le forme di violenza risultano perpetrate nel rapporto fra genitori e figli, evidenziando come il fenomeno non sia ascrivibile esclusivamente alle relazioni di coppia, ma riguardi più in generale tutta la sfera delle relazioni familiari.

Un fenomeno “nascosto” e a rischio di inerzia

Inoltre, quando il fenomeno della violenza economica viene analizzato attraverso strumenti basati sui comportamenti, e non solo sulle dichiarazioni consapevoli, la quota di persone a rischio sale al 22%.

All’interno di questo gruppo emerge un dato particolarmente critico: circa 6,5 milioni di italiani si trovano in una condizione di rischio medio o elevato senza esserne consapevoli.

Accanto alla significativa diffusione del fenomeno, la ricerca evidenzia una marcata inerzia nelle reazioni. Quasi la metà di chi ha subito violenza economica dichiara di non aver adottato alcuna misura di contrasto.

Quando viene fornita una risposta, questa si concentra prevalentemente sul ricorso a reti informali come familiari e amici, mentre risultano più rare le richieste di supporto strutturato.

Consapevolezza e opportunità per interventi di sensibilizzazione

La violenza economica, sul piano della consapevolezza collettiva, è ancora poco conosciuta e spesso mal interpretata: il 46% degli italiani dichiara di non averne mai sentito parlarne e solo il 10% riconosce correttamente tutti i comportamenti che la caratterizzano.

Una volta spiegato, il fenomeno viene considerato una forma di violenza grave, anche se generalmente risulta meno percepito come tale rispetto ad altri tipi di abusi.

Nonostante la scarsa conoscenza, si registra una forte apertura verso iniziative di informazione e prevenzione: quasi il 90% degli italiani esprime il bisogno di ricevere maggiori informazioni e strumenti concreti per riconoscere la violenza economica e supportare chi ne è vittima, delineando un contesto favorevole per interventi di sensibilizzazione.

I fattori di rischio e di protezione

L’analisi dei fattori di rischio e di protezione evidenzia che gli aspetti psicosociali e relazionali incidono maggiormente rispetto alle caratteristiche socio-demografiche.

In particolare, un significativo fattore di rischio risulta essere la percezione di minore competenza delle donne nella gestione del denaro che non solo aumenta il rischio di subire violenza economica, ma può anche favorire comportamenti abusivi, evidenziando così il ruolo degli stereotipi di genere sulle dinamiche di controllo.

Sul versante opposto, la percezione soggettiva di competenza finanziaria riduce notevolmente il rischio di essere vittime di violenza economica, rafforzando autonomia e capacità di gestione delle risorsi personali.

In concreto, le persone con percezione di minore competenza nella gestione delle finanze risultano più frequentemente vittime di violenza economica (27% dei casi contro il 15% nella popolazione complessiva).

Al contrario, tra coloro che dimostrano maggiore fiducia nelle proprie competenze finanziarie, la prevalenza del fenomeno scende al 12%.

L’educazione finanziaria si conferma dunque il principale fattore di protezione. Quasi 9 persone su 10 ritengono ci sia bisogno di maggiori informazioni sulla violenza economica, in particolare rispetto a come riconoscere i segnali (68%) e come chiedere aiuto e supporto (67%).

Tra le diverse proposte per affrontare la violenza economica, l’attivazione di campagne di sensibilizzazione e di un numero verde dedicato risultano essere le più utili in assoluto.

Emergono alcune interessanti accentuazioni rispetto al genere e all’età: in generale, le donne attribuiscono maggiore utilità a tutte le iniziative presentate rispetto agli uomini, mentre sono i più giovani (18-34 anni) ad attribuire maggiore utilità alle possibili iniziative promosse da istituzioni finanziarie, come programmi di educazione finanziaria, strumenti e consigli forniti da consulenti.

«I risultati della nostra ricerca forniscono indicazioni utili per affrontare il fenomeno, diffuso ma spesso poco visibile, della violenza economica in Italia – ha commentato Marco Landi, HR Director del gruppo Sella. È essenziale sostenere attività di sensibilizzazione, rafforzare e semplificare l’accesso alle reti di supporto e incentivare lo sviluppo delle competenze finanziarie, quali strumenti chiave per favorire l’empowerment e la prevenzione. Queste azioni possono svolgere un ruolo determinante nel promuovere un cambiamento culturale e superare gli stereotipi di genere che sono alla base di molte dinamiche di controllo economico, contribuendo così ad avere un impatto positivo nella vita delle persone».

«La ricerca mostra con chiarezza come la competenza finanziaria percepita (cioè l’autoefficacia finanziaria) rappresenti il principale fattore protettivo contro la violenza economica – ha aggiunto Edoardo Lozza, professore ordinario di Psicologia Economica presso l’Università Cattolica. Questo significa che è necessaria un’educazione affettiva alla gestione del denaro, che sappia riconoscere e padroneggiare le emozioni, spesso inconsapevoli, che si legano alle nostre pratiche economiche. Accanto a questo, risulta prioritario promuovere un cambiamento culturale per contrastare stereotipi e pregiudizi di genere, che alimentano e troppo spesso possono contribuire a legittimare le dinamiche alla base di molte situazioni di violenza economica».

 

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