Recovery Bonus Cap: struttura del prodotto e profilo di distribuzione

Recovery Bonus Cap

Negli ultimi anni sui mercati azionari si è osservata una notevole dispersione dei rendimenti, non soltanto tra aree geografiche e settori, ma anche tra società dello stesso comparto. Anche nelle fasi positive per gli indici, alcuni titoli hanno registrato infatti correzioni significative.

La perdita già subita non rende inevitabile un successivo recupero del titolo. Per questo quando si ritiene che il titolo possa almeno stabilizzarsi, può essere interessante valutare strategie che non richiedano un recupero completo dell’azione. È questa l’idea alla base dei Recovery Bonus Cap certificati che possono riconoscere un “Bonus”, ovvero un premio se, alla scadenza, il titolo si trova al di sopra una determinata barriera, anche se non ha recuperato la perdita subita.

La logica della strategia recovery

Si consideri un’azione scesa da 100 a 80 euro nell’arco di un anno. Chi l’ha acquistata a 100 euro registra una perdita del 20%. Per recuperare integralmente la perdita e tornare al prezzo di acquisto l’azione dovrebbe salire da 80 a 100: sarebbe quindi necessario un rialzo del 25% e non del 20%.

Questo semplice esempio mostra come possa essere difficile recuperare una perdita dopo una discesa dei prezzi. A questo quadro risponde la logica del Bonus Cap Certificate, che consente di ottenere a scadenza un rendimento prestabilito (Bonus) a condizione che il sottostante non sia inferiore a una barriera prestabilita in emissione. La barriera può essere osservata in modo continuo oppure esclusivamente alla scadenza. Nel primo caso il Bonus predefinito viene riconosciuto se il sottostante non è mai stato inferiore o uguale al livello barriera. In questo caso di barriera continua, molti emittenti definiscono propriamente il certificato Recovery Bonus Cap.

Nel secondo caso di osservazione a scadenza, è invece rilevante solo il fatto che il sottostante sia superiore o uguale alla barriera alla data di valutazione finale, quindi indipendentemente dal percorso del sottostante durante la vita del certificato. In tal caso alcuni emittenti distinguono il certificato, con tale barriera discreta, chiamandolo Recovery Top Bonus,

Se la Barriera non viene violata, l’investitore riceve il Bonus e può eventualmente beneficiare della crescita del sottostante, fino a un rendimento massimo determinato dal Cap. Quando invece la barriera è violata, viene meno il diritto al bonus e il rimborso dipende dall’andamento del sottostante, con conseguente possibile perdita sul capitale investito.

Supponiamo ora di sostituire l’investimento diretto nell’azione con un Recovery Bonus Cap acquistato a 80 euro (Prezzo di Emissione), Barriera Discreta a 60 euro e Importo Bonus, coincidente con il Cap, pari a 100 euro. Alla scadenza si possono verificare due scenari: se il sottostante quota almeno 60 euro, il certificato rimborsa 100 euro. Se il sottostante quota meno di 60 euro, il rimborso è calcolato sulla base della performance del sottostante e può quindi risultare inferiore al prezzo di acquisto.

Se si verifica il primo scenario, con il Recovery Bonus Cap l’investitore riceve 100 euro a fronte di un investimento iniziale di 80 euro, ottenendo un rendimento del 25% anche se il prezzo dell’azione non ha raggiunto i 100 euro. Il sottostante può rimanere fermo a 80, salire o addirittura terminare a 60 euro, cioè il 25% in meno rispetto al livello iniziale del certificato: l'importante è che la Barriera sia rispettata alla data finale, in modo che il rimborso rimanga di 100 euro.

Il Recovery Bonus Cap amplia quindi gli scenari in cui l’obiettivo di recupero può essere raggiunto. In cambio di questa asimmetria favorevole negli scenari intermedi, l’investitore rinuncia però alla possibilità di ottenere un rendimento superiore al Cap. Se l’azione salisse da 80 a 120 euro, ad esempio, l’investimento diretto produrrebbe un rendimento del 50%, mentre il certificato si fermerebbe al +25%.

Il ruolo della barriera

E’ da sottolineare quanto la modalità di osservazione della Barriera sia fondamentale. Nell’esempio in questione, la Barriera è discreta e viene verificata solo alla data di valutazione finale. Un passaggio temporaneo sotto 60 euro non è quindi, di per sé, decisivo per il risultato finale. Con una Barriera continua, invece, il meccanismo sarebbe diverso, sebbene si tratti di una tipologia non più così diffusa.

Se alla data finale il sottostante si trova al di sotto della Barriera, viene meno il meccanismo Bonus e il rimborso segue l’andamento del sottostante secondo i termini del prodotto, con la possibilità di subire perdite anche significative.

Da dove nasce la denominazione Recovery

Il nome non è casuale. Queste strutture vengono tipicamente proposte a un prezzo di emissione inferiore all’Importo Bonus: 80 rispetto a 100 nel nostro esempio. Il potenziale “recupero” è quindi quello del valore del certificato verso 100, purché alla scadenza sia rispettata la condizione di Barriera.

L’aspettativa può quindi essere meno ambiziosa rispetto all’acquisto diretto dell’azione: non necessariamente “il titolo tornerà ai vecchi livelli”, ma più semplicemente “alla scadenza non scenderà sotto un determinato livello”, raggiungendo comunque lo stesso obiettivo.

Confronto tra Bonus Cap e Cash Collect a rendimento nominale simile

Un aspetto più tecnico riguarda il comportamento del certificato sul mercato secondario. A parità di sottostante, barriera e scadenza, un Bonus Cap e un Cash Collect possono essere costruiti, a parità di sottostante, barriera e scadenza, con un rendimento nominale complessivo simile. Nel Cash Collect tale rendimento viene distribuito sotto forma di premi periodici, mentre nel Bonus Cap rimane invece concentrato nel rimborso finale.

Questa differenza incide sulla sensibilità del prezzo del certificato alle variazioni del sottostante. Nel Cash Collect, tale rendimento viene progressivamente distribuito sotto forma di premi periodici, mentre nel Bonus Cap rimane concentrato nel rimborso finale. Una piccola differenza che però impatta significativamente sul delta. Inoltre, nelle diffuse strutture autocallable, un rialzo del sottostante aumenta spesso la probabilità di rimborso anticipato, riducendo lo spazio di apprezzamento del prezzo sul mercato secondario.

Nel Bonus Cap, invece, l’intero rendimento potenziale rimane incorporato nel prodotto fino alla scadenza. Il Cap limita comunque il guadagno massimo, ma il certificato dispone generalmente di un maggiore spazio di apprezzamento e può risultare più reattivo ai movimenti del sottostante. Di conseguenza, il delta può essere sensibilmente diverso e, in molte configurazioni, superiore a quello di un Cash Collect economicamente comparabile. Tuttavia, questa non è una regola assoluta: sono determinanti la volatilità, la distanza dalla barriera, la vita residua e i termini specifici della struttura.

In definitiva, il Recovery Bonus Cap non serve semplicemente a puntare su un rimbalzo. Il suo scopo è ridisegnare il percorso necessario per recuperare una perdita: anziché chiedere al sottostante di tornare al punto di partenza, si accetta un rendimento massimo predefinito in cambio della possibilità di raggiungere lo stesso obiettivo in un insieme molto più ampio di scenari.

 

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