I PEPP sono in arrivo, ma cosa sono? I PEPP, acronimo di PanEuropean Personal Pensions, sono dei fondi pensione paneuropei ad adesione individuale.
La principale caratteristica dei PEPP è la libera portabilità in tutta l’Unione, indipendentemente dalla nazionalità di istituzione.
Questo vuol dire che se aderisci al PEPP puoi continuare ad accumulare contributi nello stesso prodotto anche se cambi residenza e ti trasferisci in un altro Paese dell’Unione Europea.
Chi offre i PEPP?
I PEPP possono essere offerti da compagnie assicurative, banche, fondi pensione professionali, alcune società d’investimento e gestori patrimoniali.
Tra le compagnie assicurative che hanno già comunicato l’interesse nell’offrire i PEPP, c’è Vittoria Assicurazioni che è entrata nel capitale sociale di Propensione per allargare la propria offerta anche ai prodotti pensionistici individuali paneuropei.
Dal 22 marzo
I PEPP potranno essere registrati in Italia a partire dal 22 marzo prossimo, ma solo se sarà già in vigore il decreto legislativo di adeguamento della normativa italiana al regolamento europeo, a cui il MEF sta lavorando. Il decreto, comunque, va emanato entro il termine ultimo dell’8 maggio.
Incognite normative
«È da auspicare – afferma Sergio Corbello, Presidente di ASSOPREVIDENZA – che il legislatore, il quale, ragionevolmente, estenderà ai PEPP la normativa fiscale dei fondi pensione, colga l’occasione per eliminare la stortura della tassazione dei rendimenti conseguiti in fase di accumulo, abolendola».
«Il progetto PEPP è un rispettabile tentativo di armonizzare il risparmio previdenziale individuale in Europa, introducendo un nuovo prodotto verso cui vi sia una graduale, progressiva convergenza di operatori e aderenti – spiega Luigi Di Falco, head of life and pensions di ANIA. Trattandosi di una modalità di offerta articolata, che implica capacità di gestire posizioni previdenziali in più Paesi e con un target di clientela propenso alla mobilità professionale all’interno dell’Unione, riteniamo che lo sviluppo dei PEPP sarà piuttosto graduale e potrà prendere piede nel medio-lungo termine. In ogni caso, le compagnie italiane faranno la loro parte nella promozione di PEPP assicurativi».
Ivonne Forno, tecnico di ASSOPREVIDENZA, vede i PEPP come «una potenziale ulteriore forma pensionistica a cui i lavoratori potranno scegliere di aderire, soprattutto quelli più giovani e abituati all’uso dei sistemi digitali”. Per questo, secondo Forno, soprattutto i fondi pensione negoziali dovrebbero puntare a rafforzarsi sul piano organizzativo e strutturale - anche attraverso accorpamenti e fusioni - e a fidelizzare gli aderenti.
Ma oltre alla competizione interna, l’introduzione dei PEPP, secondo Fabio Marchetti dell’Università Luiss, «potrebbe comportare una concorrenza dei PEPP esteri tanto nei confronti degli “italiani” quanto delle forme individuali di previdenza complementare domestiche (fondi aperti, PIP) a causa del diverso regime fiscale cui i PEPP esteri potrebbero essere assoggettati (nessuna tassazione dei rendimenti finanziari in fase di accumulo, secondo lo schema EET). Ciò dovrebbe indurre il legislatore italiano a ripensare la disciplina fiscale della previdenza complementare sostituendo l’attuale regime ETT con il regime EET».