Così l’inflazione ti mangia i risparmi sul conto corrente

risparmio e inflazione

Tenere i soldi sul conto corrente conviene? Gli italiani si confermano un popolo di risparmiatori, una tendenza accentuata dalla pandemia, dato che a ottobre 2021 la liquidità sui conti correnti ha raggiunto quota 1.825,6 miliardi di euro (dati ABI). Tuttavia, l’inflazione può erodere questi risparmi.

Tassi negativi e crescita generalizzata e costante dei prezzi (è notizia recente che l’inflazione ha raggiunto livelli record, superando l’obiettivo del 2% fissato dalla BCE) nel tempo erodono il potere d’acquisto dei risparmi che, sebbene mantengano lo stesso valore nominale, perdono quello reale.

Secondo l’analisi di Gimme5, infatti, lasciando il denaro sui conti correnti, l’inflazione porterebbe a una perdita del 18%, portando il valore reale della liquidità degli italiani a 1.491,6 miliardi.

Investire il proprio denaro, allora, conviene, perché il capitale raggiungerebbe un importo dal valore reale di 2.878,8 miliardi, con un guadagno del 93% in più rispetto al patrimonio eroso.

La simulazione prende in esame un periodo di 10 anni che va da novembre 2021 a novembre 2031. Dato l’arco temporale di lungo raggio, viene ipotizzato un investimento attraverso un fondo comune aggressivo (20% in obbligazioni e 80% in azioni). Ai fini del calcolo sono stati presi come riferimento i rendimenti medi annualizzati al netto dell’inflazione (ipotizzata al 2% annua) registrati dal 1900 al 2020: 2,1% per le obbligazioni e 5,3% per le azioni globali (Credit Suisse Global Investment Returns Yearbook 2020/Credit Suisse, London Business School).

Un buon modo per difendersi dalla forza erosiva dell’inflazione è quello di mettere in moto i risparmi. Sebbene l’esito di un qualsiasi investimento non sia mai prevedibile, ciò che è certo è che l’inflazione non risparmierà nessun capitale.

 

La Rivista

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