Lo scorso 16 aprile, alle 18:58 (ora locale), un violento terremoto di magnitudo 7,8 della scala Richter ha sconvolto l’Ecuador, causando circa settecento morti e ventottomila feriti. Ingenti sono stati i danni che annoverano, tra l’altro, settemila edifici distrutti e quasi tremila danneggiati seriamente, con un numero di sfollati intorno alle trentamila unità. In segno di solidarietà verso il Paese latino-americano, dedichiamo un articolo al Buen Vivir.
Un modello di vita per la quotidianità
Il Buen Vivir o Sumak Kawsay può essere definito come un modello di vita, applicabile a tutte le situazioni del quotidiano (politica, economia, lavoro, etc.), basato su un rapporto più equilibrato e più sano tra l’uomo e la Madre Terra (nella lingua quechua Pachamama, anche Mama Pacha e Pacha Mana). Quest’ultima era una divinità venerata dagli Inca e da altri popoli andini ed esprime la rappresentazione, o meglio il connubio, tra terra, agricoltura, fecondità e felicità. Il concetto di Buen Vivir appartiene fin dai tempi più remoti alle comunità indigene dell’America Latina, in particolare della Bolivia e dell’Ecuador. Non a caso in questi due Paesi è talmente sentito e partecipato che compare anche nelle rispettive Costituzioni. Il Buen Vivir costituisce un modello di vita proposto dagli attori sociali latino americani negli ultimi decenni e si pone in antitesi con il modello economico neoliberale. Tra i più attivi promotori, troviamo oggi il Grupo Social Fepp (Fondo Ecuatoriano Populorum Progressio), attivo dal 1970 e legato al Credito Cooperativo italiano dal programma denominato “Microfinanza Campesina” da oltre un decennio. In Ecuador la Carta costituzionale (in vigore dal 2008) dedica al Sumak Kawsay quattro articoli (275-278) nei quali viene sancito che il Buen Vivir richiede che le persone, le comunità, i popoli e le nazionalità godano effettivamente dei loro diritti ed esercitino le loro responsabilità nell’ambito dell’interculturalismo, del rispetto delle diversità e della convivenza armonica della natura.
Otavalo (Ecuador) – Il mercato più famoso dell’America Latina
Un esempio di finanza partecipativa
Nella finanza inclusiva il Buen Vivir si manifesta nelle “finanzas populares”, un tipo di finanza partecipativa, che mira a migliorare la comunità nella quale insiste. La finanza popolare, a sua volta, pratica l’economia “social y solidaria” promossa anch’essa dalla Carta costituzionale dell’Ecuador. Il perno sul quale ruota l’economia sociale e solidaria è costituito dall’organizzazione popolare, necessaria per creare produzione, posti di lavoro, ricchezza e benessere, per garantire equità nella distribuzione di beni e servizi. In altre parole l’organizzazione popolare vuole essere una relazione ordinata, democratica, etica ed equa tra persone libere, che hanno in comune territorio, storia, cultura, valori, leader, interessi problemi e soluzioni per risolverli. Soltanto quando sono presenti tutti questi elementi, l’organizzazione può nascere e rimanere forte nel tempo. Una comunità organizzata, quindi, affronta con più forza e consapevolezza la sfida di sopravvivere in un mondo di competizione e disuguaglianza. L’economia “social y solidaria”, inoltre, sviluppa il proprio ragionamento in un ‘ottica di lungo termine: si propone, infatti, di tutelare le generazioni future, facendo in modo che anche queste non abbiano limitazioni o penalizzazioni causate dall’uso scellerato e scriteriato delle risorse naturali e delle materie prime non rinnovabili.

Ecuador: una cooperativa di risparmio e credito
La cultura del risparmio
Anche il concetto di risparmio ricopre un ruolo di primaria importanza per il consolidamento del Buen Vivir. E’ privilegiato il risparmio della comunità più che del singolo e infatti un segnale forte per lo sviluppo dell’economia sociale e solidaria è la consapevolezza che anche i poveri possono risparmiare. Questo modo comunitario di interpretare il risparmio, unito all’altro ingrediente principe della finanza prediletta dal Buen Vivir, cioè l’organizzazione popolare, permette agli stessi poveri di amministrare, mediante la costituzione di casse rurali e di cooperative di risparmio e credito, i propri risparmi nella comunità di appartenenza per generare beni e posti di lavoro. La cultura del risparmio diventa quindi uno dei motori che sostengono e accelerano lo sviluppo della popolazione povera che vive nelle regioni rurali e nelle zone urbane marginali. Ma c’è di più: in un disegno così architettato, sarebbe anche riduttivo parlare di microcredito e di microfinanza. Queste pratiche, infatti, quasi sempre attingono risorse all’esterno della comunità dove poi troveranno applicazione, viceversa nella finanza popolare la raccolta ed il coinvolgimento delle persone avviene nel perimetro della comunità stessa. In altri termini il denaro generato nelle comunità, nella finanza popolare viene investito nella produzione di beni e servizi all’interno della comunità stessa, così che tutta la popolazione possa beneficiarne. Il terremoto dello scorso aprile ha distrutto in Ecuador vite e cose, ma è convinzione comune che il Buen Vivir ne uscirà rafforzato perché la popolazione ha assimilato che l’obiettivo finale dello sviluppo è, come dice il Presidente della Repubblica dell’Ecuador Rafael Correa, “volersi più bene, essere felici e vivere in pace”. Questo vuol dire che la costruzione del bene che ognuno porta dentro di sé viene prima del possesso di quei beni materiali che non fanno parte della persona umana.
Locandina dell'iniziativa di raccolta fondi