Direct lending: perché è il momento dell’Europa

Direct lending

L’Europa guarda al direct lending. A decenni dal boom negli Stati Uniti, anche il Vecchio Continente esplora il mercato dei prestiti alternativi. A dirlo un recente studio di Hermes Investment Management.

Cosa è il direct lending?

Si tratta di una forma di finanziamento alternativa al canale dei tradizionali istituti di credito, in cui non sono coinvolti intermediari, come banche di investimento, broker o società di private equity. A richiedere i prestiti sono soprattutto piccole o medie imprese, mentre i finanziatori sono in genere società di gestione patrimoniale o individui HNWI.

Direct lending: Europa vs USA

Oggi il direct lending nel Vecchio Continente pesa intorno al 10% dei prestiti. Negli Stati Uniti è molto più sviluppato e ha una storia più antica: la disintermediazione delle banche è cominciata agli inizi degli anni ‘80. Già nel 2015 i prestiti bancari rappresentavano solo il 24% dei prestiti concessi alle imprese statunitensi, mentre il dato europeo superava il 74% e la situazione non è cambiata di molto.

Le potenzialità del mercato europeo

Il direct lending europeo ha comunque tutte le potenzialità per decollare. Pur essendo più giovane, il mercato è spinto dai cambiamenti normativi e dalla domanda delle PMI, sempre più interessate a fonti alternative di finanziamento. Gli investitori europei sono inoltre attratti dall’opportunità di alti rendimenti, grazie a una bassa correlazione con i principali mercati quotati; dalla conservazione del capitale; e dalla protezione dal tasso di inflazione.

I vantaggi a livello di rischio/rendimento, Origination …

Rispetto al mercato USA non mancano poi alcuni punti di forza. Innanzitutto nel campo dei rendimenti: i fondi statunitensi tendono a fornire ritorni maggiori ma l’Europa eccelle comunque sui rendimenti aggiustati per il rischio. Altro terreno importante è poi la cosiddetta Origination: a differenza degli USA, dove il direct lending è in mano alle istituzioni, nel Vecchio Continente il mercato è guidato dalle banche e può essere un bene se alla base c’è un network di co-finanziamento fra tutti gli istituti di credito europei.

… volatilità, protezione e tassi di recupero

Il mercato europeo può contare inoltre su una minore volatilità: la mancanza di grandi investitori retail riduce i fattori di rischio. Negli Stati Uniti invece non è così: complice anche il forte legame delle aziende con l’andamento del greggio, i tassi di default sono in genere più elevati rispetto a quelli europei. Inoltre, tipicamente i prestiti del Vecchio Continente sono maggiormente coperti da capitale proprio e offrono più protezione agli investitori nei periodi negativi. E poi hanno in genere una durata media più lunga, quindi le società hanno più tempo per il deleverage con una qualità del credito migliore. Da non dimenticare infine che anche i tassi di recupero dei prestiti e i tempi ristrutturazione sono migliori in Europa rispetto agli USA (si va da tassi dell’87,2% a tassi del 77% e da periodi di 1,1 anni di media a 1,5).

 

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