Punta su clienti Corporate e Privati di fascia alta la nuova Diners Italia. Guidata dall’Amministratore Delegato Davide Rigamonti, ex Deutsche Bank, e dal Direttore Generale Giglio del Borgo, per Diners si tratta di un nuovo rilancio sul mercato italiano, in seguito all’acquisizione, lo scorso maggio, da parte della svizzera Cornèr Bank.
A Cornèr Banca Diners Club Italia e Dinit
La transazione ha ricevuto il via libera di Bankitalia a settembre ed è stata ufficialmente siglata il 1 ottobre. Diners Club Italia Srl è la licenziataria di Diners Club International per il nostro Paese: con la stessa operazione Cornèr Bank ha anche acquisito Dinit, società slovena che si occupa del processing delle carte Diners in Italia e in altri Paesi, tra cui UK e Polonia.
I numeri di Diners: 120mila carte, 250 milioni di transato
Negli ultimi 10 anni Diners Club ha attraversato diversi cambi di proprietà. Oggi, secondo i dati forniti da Giglio del Borgo, in Italia si trovano 120mila carte Diners attive, per un intermediato tra i 200 e i 250 milioni di euro l’anno: briciole, rispetto ai circa 8 miliardi stimati per il concorrente diretto American Express. «Il brand Diners appare stanco e da rivitalizzare – commenta il D.G. del Borgo – e riteniamo che lo spazio ci sia. Abbiamo già 350mila esercizi convenzionati in Italia, per attività diretta o tramite partner, tra i quali il principale è sicuramente Setefi. Sul segmento privati, punteremo sui clienti di fascia alta e altissima, dall’affluent in su».
Obiettivo imprese
«Sul mercato italiano vediamo degli spazi di crescita anche in ambito Corporate – aggiunge Davide Rigamonti, A.D. di Diners Club italia – e puntiamo a crescere proponendoci, con il nostro modello a 3 parti, sia ai cardholder sia ai merchant, che devono essere componente attiva. Il primo target saranno sicuramente le grandi imprese, che hanno esigenze complesse di gestione e rendicontazione delle spese e cercano un partner capace di legarsi al loro ERP: in Italia ci sono 25mila imprese sopra i 3,5 milioni di euro di fatturato, poi scenderemo sugli altri segmenti. La spesa delle PMI, ad esempio si sta spostando sul mondo delle carte di pagamento anche per operazioni di approvvigionamento e per i rapporti di routine con i fornitori. E poi punteremo sui servizi a valore aggiunto: i sistemi a 4 parti dovranno adeguarsi, alla fine dell’anno, alla nuova normativa sulle MIF e vedranno ridursi ulteriormente la loro capacità di investire in servizi».
Strategia commerciale: banche, online, partnership
Previsto nei prossimi mesi, dopo una fase di ottimizzazione dei processi operativi e organizzativi, il potenziamento della forza vendita commerciale per andare a operare direttamente sui merchant. Verrà sviluppato il canale dell’acquisizione online e potenziata la presenza sul canale distributivo bancario. Non escluse alcune partnership selezionate, per dare vita a un ristretto numero di carte co-branded con servizi a valore aggiunto.