WM: l’arte come ponte intergenerazionale

Deloitte art finance v2

La passione per l’arte è un ponte per raggiungere le nuove generazioni. Ecco perché, nel wealth management, la consulenza sui patrimoni artistici è un'attività da sviluppare. 

Prima la passione, poi la finanza

Come emerso alla decima edizione dell’Art&Finance Conference di Deloitte, oggi solo il 3% della ricchezza investita in Italia è in asset artistici, ma questo settore offre una grande opportunità ai wealth manager e ai family office. «L’arte ha un valore intangibile per le famiglie – osserva Patrizia Misciattelli, Presidente dell’Associazione Italiana Family Office – e anche nel delicato momento del passaggio generazionale potrà essere utile puntare su questa passione per coinvolgere le nuove generazioni, lasciando da parte i temi strettamente finanziari e avviando un dialogo intergenerazionale basato su valori precisi e condivisi dall’intero nucleo famigliare».

Le nuove competenze

Anche le competenze degli advisor e l’asset mix devono cambiare di conseguenza. «Gli advisor dovranno aumentare le loro capacità di diversificazione, aumentando gli investimenti alternativi all’interno del portafoglio – continua Misciatelli –, con un approccio globale e una mentalità meno conservativa dunque nell’asset allocation». «Inoltre, le strutture di consulenza si devono arricchire con figure specializzate, come gli art advisor, per avere una panoramica complessiva su questo settore – afferma Paola Musile Tanzi, Professore associato SDA – e conoscerne meglio i rischi correlati: di compliance, operativi, reputazionali, etc. Il wealth management dovrà investire molto quindi nelle competenze da metter in campo, scegliendo anche di avvalersi di specialisti esterni».

Cosa gira attorno al patrimonio

Conoscere l’arte e, quindi, metterla al centro. «I consulenti dovranno operare valutazioni costanti sulle collezioni artistiche – prosegue Alessia Zorloni, Consigliere dello Studio Legale CBA – ma proporre anche una serie di servizi legati al patrimonio artistico in ottica preventiva: report e analisi dettagliate, quindi, con soluzioni di protezione del patrimonio. Inoltre, gli advisor dovranno anche iniziare ad avere un ruolo diverso: aiutare ad esempio il cliente a creare delle fondazioni artistiche, capaci di offrire più ritorni in termini di reputazione della famiglia stessa, stabilendo nuove opportunità filantropiche». Nel frattempo, le prime iniziative sono in corso: come racconta Domenico Filipponi, Head of Art Advisory di UniCredit, «tutto inizia dall’educazione, dei clienti e dei colleghi, avviata ben 20 anni fa. Ma è una sfida continua».

Un legame antico

«Il valore sociale è la prima leva che spinge gli investitori ad avvicinarsi all’arte – spiega Barbara Tagliaferri, Art & Finance Coordinator for Italy di Deloitte Italia. Fin dall’antichità gli UHNWI hanno assunto il ruolo di mecenate per gli artisti, e ancora oggi, per via degli aspetti sociali ed emotivi connessi all’arte, chi possiede grandi patrimoni sceglie di finanziare o possedere opere artistiche».

 

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