Le imprese non erano pronte per una pandemia. Lo conferma un’indagine di ANRA e Protiviti da cui emerge che un’assoluta minoranza delle imprese includeva una crisi sanitaria nel proprio piano di crisi.
Meno del 50% aveva un piano per le emergenze
Anzi, il primo risultato è che il 51% delle aziende nel complesso (tutti i settori, quindi, non solo il Finance) non aveva proprio un piano di crisis management tout court. E anche nel 49% che si era dotata di questo strumento, appena il 14% aveva incluso una pandemia nei possibili scenari.
La pandemia? Era poco probabile
Anche alcune banche ci hanno raccontato di come i piani di disaster recovery e business continuity non contemplassero scenari pandemici. «Nonostante il rischio sanitario sia mappato da oltre dieci anni, e inserito tra quelli a più alto impatto, non esiste una reale predisposizione delle aziende allo scenario pandemico – commenta Paolo Rubini, Presidente onorario di Anra – poiché nella scala delle probabilità si posiziona molto in basso rispetto a rischi percepiti come più imminenti e possibili».
Le multinazionali si soffermano sui rischi percepiti
Uno scenario analogo era descritto nel 2018 da un report dell’Etisphere Institute sulle prime 250 multinazionali a livello globale: i piani di crisi management si concentrano sui rischi più percepiti, in primis attacchi cyber (67%) e rischi ambientali (45%) oppure legati alla reputazione aziendale (come le conseguenze negative di notizie su molestie sul luogo di lavoro, 57%), focalizzandosi meno sulla continuità.
Cause esterne e difficoltà interne
C’è quindi un primo livello, legato a variabili esterne di non facile previsione, in primis la durata e la globalità del fenomeno, le reazioni del governo. Ma poi ci sono anche le difficoltà interne: la mancanza di dispositivi di sicurezza e di personale nei luoghi di lavoro, la scarsa o comunque difficile coordinazione nel caso delle multinazionali, competenze non sempre all’altezza.
Piani di emergenza poco aggiornati
«A pesare maggiormente è stato proprio il mancato aggiornamento dei piani stessi – aggiunge Emma Marcandalli, Managing Director di Protiviti – risalenti a diversi anni fa e focalizzati su scenari prevedibili e noti, con limiti temporali e spaziali di applicazione. Possedere un piano di crisis management, infatti, non è sufficiente a tutelare il business di un’azienda: è fondamentale rivederlo periodicamente ed esercitarlo, in modo che il management e le Unità di Crisi siano pronte a reagire nelle situazioni di emergenza, dove entra in gioco anche la componente psicologica».