Imprese: rischio di credito in crescita

rischio defaultCresce ancora il rischio di credito delle imprese italiane. Dall’ultimo aggiornamento dell’Economic Overview di CRIF Rating Agency emerge che l’andamento del tasso di default a 90 giorni delle imprese (ovvero l’indice di rischio di credito che misura le nuove sofferenze e i ritardi di 3 o più rate) mostra un lieve aumento nel III trimestre 2014, attestandosi al 5,9% rispetto al 5,5% del trimestre precedente. Invertendo il trend positivo che si manifestava dalla metà del 2013, quando il tasso di default era del 6,5%.

Il commercio al dettaglio, il più sofferente

Sebbene ancora distante dal picco del 2009 quando il tasso di default era prossimo al 7%, l’aumento registrato nell’ultimo autunno risulta comunque significativo. Ed entrando nello specifico dei singoli macro settori si nota come il commercio al dettaglio, con il 6,4%, abbia un tasso di default lievemente più alto degli altri comparti considerati.

Default dei servizi stabile, cresce per il manifatturiero

Nei servizi, invece, la dinamica del rischio segue il trend di crescita, mantenendo il tasso di default sostanzialmente in linea con la media nazionale. Anche la parte manifatturiera del Paese mostra un andamento instabile e, seppure nella variabilità delle diverse specializzazioni, esprime complessivamente un tasso di default in aumento e pari al 6,1% rispetto al 5,6% del trimestre precedente.

Industria meccanica: fiore all’occhiello del Paese

Alcune nicchie produttive vantano un buon posizionamento sui mercati e si caratterizzano per un tasso di default inferiore alla media della manifattura: ne è un esempio l’industria meccanica, fiore all’occhiello dell’industria italiana. Per contro si notano le difficili condizioni in cui versa l’intera filiera delle costruzioni, con indicatori di rischio sensibili al vistoso calo del mercato immobiliare.

Il peso della frenata dei prestiti

In questo scenario va contestualizzata la dinamica dei finanziamenti per il sostegno all’economia reale, con i prestiti alle imprese che a novembre 2014 hanno subito ancora una variazione negativa, seppure in attenuazione, pari al -2,6% rispetto al novembre 2013, anche a causa di politiche di offerta particolarmente restrittive indiscutibilmente collegate a una rischiosità creditizia che per tutto il 2014 si è mantenuta su livelli relativamente elevati malgrado la prudenza della domanda e la selettività dell’offerta di credito.

«La stretta creditizia ha dunque ridotto drasticamente il principale strumento di finanziamento e linfa per investimenti e crescita – commenta Daniela Bastianelli, Senior Analyst di CRIF. D’altra parte il legame tra banca e impresa in Italia è ancora molto forte e l’avvicinamento delle imprese al mercato dei capitali è una scelta di pochi oltre che un percorso ancora in evoluzione, come ben illustrato anche dalla recente ricerca di CRIF Rating Agency sulle imprese italiane target per l’emissione di minibond».  

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