Solo una su cinque delle oltre 500 società finanziarie non bancarie presenti in Italia potrà resistere sul mercato in seguito all’attuazione del D.Lgs 141/2010, che comporterà un incremento dei costi difficilmente sostenibile. Lo studio, condotto da Sestante Culturae, ha analizzato i bilanci del 2011 di 547 società finanziarie iscritte all’elenco ex artt. 106 e 107 TUB, che operano nel leasing, nel factoring, nel credito al consumo e nell’erogazione dei finanziamenti.
200 miliardi di euro di finanziamenti
Nel 2011, le società analizzate hanno complessivamente conseguito ricavi per 13,8 miliardi di euro, in seguito all’erogazione di finanziamenti per circa 200 miliardi di euro, per due terzi concessi a imprese e per il restante terzo a privati.
149 su 547 raggiungono livelli di ricavi accettabili
I risultati hanno evidenziato come solo 149 aziende abbiano raggiunto un EBITDA superiore al 30% nel 2011, una soglia di ricavi ritenuta minima per una gestione profittevole. Per il resto, 133 società hanno registrato un EBITDA negativo e 220 non hanno superato la soglia del 30%.
L’impatto delle nuove disposizioni
La applicazione del D.Lgs 141/2010 imporrà nuovi requisiti organizzativi, amministrativi e patrimoniali: l’accesso al mercato sarà limitato dall’introduzione di un capitale minimo di due milioni di euro (600mila euro, invece, la cifra attuale) per ottenere l’autorizzazione all’attività di concessione di finanziamenti; ogni azienda dovrà avere livelli di ricavo non inferiori a dieci milioni di euro all’anno e, al di sotto di questa soglia, le società saranno costrette a sforzi straordinari (fusioni, riduzione dei costi attraverso esternalizzazione dei servizi, forte incremento dell’attività creditizia) per ottenere livelli di profittabilità sufficienti o, come ultima ratio, definire una exit strategy.
Secondo questi parametri, commisurati sulla ricerca condotta da Sestante Culturae, l’80% degli intermediari finanziari non bancari rischia di uscire dal mercato.
«I princìpi che hanno ispirato il D.Lgs 141/2010 sono sostanzialmente condivisibili perché impongono obiettivi di trasparenza e stabilità a garanzia del mercato – dichiara Mario Basilico, Direttore di Sestante Culturae. D’altra parte, il trend già in atto evidenzia una naturale riduzione del numero di operatori. Molti altri saranno indotti a valutare, in alternativa all’uscita dal mercato, ipotesi di aggregazione per raggiungere livelli dimensionali adeguati, così come si legge chiaramente tra le righe della normativa secondaria di prossima emanazione».
Image courtesy of pakorn / FreeDigitalPhotos.net