Dal 21 aprile 2015 Google ha richiesto alle aziende di rendere i loro siti responsive: ovvero navigabili anche da dispositivi mobili. Con una discriminante, in quanto chi non è in grado di adeguarsi rischia di finire in fondo alle classifiche di ricerca di Google. Ma come ha risposto il mercato assicurativo a questa richiesta?

In Italia il 39% delle Compagnie ha un sito responsive
Secondo l’indagine condotta da CP Consulting su 817 siti di Compagnie assicurative presenti nell’ovest dell’Europa e in Polonia, solo la metà (50,1%) delle aziende ha reso i propri siti responsive: nei Paesi nordici (Svezia, Norvegia e Finlandia) ben il 70% delle Compagnie ha già soddisfatto i criteri mobile-friendly richiesti dal motore di ricerca, in Inghilterra e Austria la percentuale scende attorno al 50% e, infine, in Polonia, Francia, Italia e Portogallo la quota si aggira tra il 30% e il 40%.
Solo 6 Compagnie della top 10 italiana sono mobile-friendly
Restringendo l’analisi alle 10 maggiori Compagnie, in Italia il 60% ha ottimizzato il proprio sito per la navigazione via mobile: Unipol, Allianz, Reale Mutua, AXA, Groupama e Direct Line. Mentre non ci hanno ancora pensato Generali, Cattolica, Vittoria e Sara Assicurazioni. Uno scenario simile a quello spagnolo e tedesco.
La posta in gioco
Oltre a rientrare nella indicizzazione di Google, creare un sito responsive è importante per via dell’aumento del traffico mobile che oggi si riscontra e da cui passa quasi il 50% del totale della navigazione. Non offrire un sito responsive, quindi, implica la perdita di una importante e crescente fetta di traffico internet.
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