
Un'azienda italiana su dieci rischia il fallimento se l'emergenza Coronavirus prosegue fino a fine 2020. Uno studio di Cerved Rating Agency conferma che l'epidemia va fermata il prima possibile anche per il bene delle imprese.
Tessile, turismo e trasporti
I settori più colpiti sono manifatturiero tessile, trasporti e turismo. Lo studio “Impact of the Coronavirus on the Italian non-financial corporates” di Cerved Rating Agency parte da uno scenario macroeconomico domestico e internazionale in cui le prime settimane di epidemia hanno già frenato, e non poco, il comparto manifatturiero a livello mondiale. Non a caso sono fortemente calate le materie prime, dal petrolio al rame fino al gas naturale. Mentre l'oro ha preso valore, come bene rifugio.
Due scenari: fine epidemia a metà o a fine anno (altro che tempi brevi)
Per le prossime conseguenze, tutto dipende da quanto durerà l'epidemia. Cerved RA ha ipotizzato due scenari. Il primo, più favorevole, precede una crisi sanitaria che prosegue fino a metà anno (ben al di là delle rosee previsioni che circolano in questi giorni, NdR), la seconda vede una vera e propria pandemia con effetti globali che durano fino alla fine dell'anno in corso. Questi scenari sono stati applicati a un portafoglio di 25mila rating emessi recentemente dall'agenzia.
Le conseguenze dirette per le imprese
Si prevede un calo per le principali voci di bilancio, a causa della produzione e della domanda ridotte, con l'eccezione del settore farmaceutico. Si ridurrebbe il capitale circolante netto delle imprese, mentre salirebbero inevitabilmente i debiti finanziari a breve. Questo comportamento atteso influenzerebbe la performance economica, la struttura finanziaria e l'andamento dei pagamenti. Questo vale per entrambi gli scenari. Il fattore chiave è, come detto, la durata dell'epidemia (o della pandemia, nel caso di crisi fino alla fine dell'anno).
Rischio default fino al 15,4% in alcuni settori (e al 26% per le aziende già in difficoltà)
Se, a oggi, le attuali probabilità di default delle aziende campione hanno un valore medio del 4,9%, nello scenario soft si sale al 6,8%, con variazioni per settore tra il 2,7% e il 10,6%, mentre in quello hard la probabilità media di default arriva al 10,4%, un'azienda su dieci appunto, con variazioni tra un settore e l'altro tra il 7,5% e il 15,4%. Una vera e propria tosatura per alcune tipologie di imprese. Quelle già in difficoltà vedrebbero le possibilità di default salire all'8% minimo e fino addirittura al 26% nello scenario pandemico per tutto il 2020, con impatti pesanti a livello locale e nazionale. Il deterioramento del merito creditizio ipotizzato da Cerved RA riguarderebbe soprattutto turismo e aziende del comparto manifatturiero che lavorano con la Cina, soprattutto nell'importazione di materie prime.
Migliora solo il farmaceutico
Fanno eccezione, ma è una consolazione ben magra, le aziende del settore farmaceutico, dalla produzione al commercio al dettaglio di medicinali, in cui è probabile un miglioramento della marginalità e del profilo di rischio.