Coronavirus tra epidemia e infodemia: quale impatto sui mercati?

Prosegue la psicosi da Coronavirus. I mercati finanziari, come sempre, sono più razionali e aspettando di capire che cosa succedere e quali impatti avrà nel medio e lungo termine sia l’epidemia reale, sia quella mass mediatica.

Coronavirus mercati finanziari

 

 

La paura del Coronavirus

Perché, da un lato, le istituzioni (o almeno buona parte di esse) cercano di rassicurare l’opinione pubblica. Che l’attuale tasso di mortalità sia più o meno quello di una normale influenza ce lo siamo sentiti dire alla nausea: e se pochissimi in Italia si vaccinano contro il più classico dei malanni di stagione, chissà perché questo Coronavirus (che è un nome generico, ma mediaticamente funziona da Dio) spaventa tanto. Forse per la martellante attenzione mediatica?

Il Mobile World Congress a rischio?

Il Coronavirus (ci adeguiamo) ha fatto sparire la Brexit dai nostri schermi (i mercati l’avevano digerita già da un po’). Stiamo diventando esperti di numeri e cifre. Al bar puoi sentire commenti sul tasso di contagio, sull’utilità o meno delle mascherine, sul lavarsi le mani (lo insegnavano all’asilo, ma pazienza). Il Mobile World Congress, appuntamento mondiale della telefonia che manda in tilt Barcellona per una settimana, ha appena visto la defezione di Ericsson e altre aziende potrebbero seguire. Il contagio fa paura.

L'Infodemia: l'epidemia delle (fake?) news

E pazienza se la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha parlato di “infodemia”. Riferendosi al diffondersi di notizie infondate e voci che alimentano l'ansia. La diffusione di un virus pericoloso è una storia mediatica perfetta, roba da film apocalittico, su cui giornali e televisioni si sono gettati a capofitto: c’è voluto il Festival di Sanremo per strappare al virus la home page dei principali quotidiani online italiani. Sedicenti esperti fanno danni sia sui media tradizionali sia diffondendo colossali panzane tramite social network e Whatsapp. E il clima da perenne campagna elettorale non aiuta a mantenere le istituzioni su posizioni razionali e scientificamente provate.

L'incertezza sul Coronavirus

Che cosa sappiamo al momento? Poco o nulla. Regna l’incertezza. Qualcosa che non piace a nessuno: cittadini, istituzioni e mercati finanziari. Questi ultimi offrono un grande vantaggio: gli investitori ragionano con freddezza e oggettività. Per questo le analisi sulle prospettive dei mercati sono utili per capire che aria tira.

Quanto si diffonderà il virus?

Christopher Kushlis, Asia Sovereign Analyst, T. Rowe Price, ha fatto una sintesi perfetta degli elementi da tenere d’occhio per capire se e quanto il Coronavirus impatterà sui mercati. Primo, ovviamente, il tasso di diffusione: il numero di casi aumenta e continuerà a farlo, ma è del 10 febbraio la notizia che la crescita dei nuovi casi rallenta. Continua, ma rallenta: segno che il contenimento deciso dal governo cinese non scherza (ma avevate dubbi?).

Secondo elemento: la localizzazione dell’epidemia. Abbiamo visto che il contenimento pare funzionare. Sì, ci sono casi all’estero, ma spesso riguardano persone che sono state a Wuhan. Ovviamente qui pesa il periodo di incubazione del virus, che arriva fino a 2 settimane. E costringe ad aspettare. Terzo: eventuali mutazioni. Come tutti i virus, anche il Coronavirus muta e cambia. Se oggi ha un tasso di mortalità inferiore a quello della SARS, un’eventuale mutazione che rendesse il virus più letale o più facilmente trasmissibile cambierebbe di molto lo scenario.

Coronavirus e conseguenze per l'economia

Veniamo all’impatto economico. Che nel breve termine, nell’immediato, è indubbio. L’economia cinese ne risentirà, nel primo trimestre. Se l’epidemia proseguirà, è molto probabile che il governo cinese metterà in campo azioni per cercare di rispettare il più possibile i target di crescita previsti per il 2020. Un rallentamento cinese provoca difficoltà anche nelle economie di altri paesi, con un impatto diretto sull’azionario, ad esempio. La percezione di rischio sposta gli investitori più prudenti sui beni rifugio (oro e anche Bitcoin) così come sui titoli di Stato ritenuti più solidi e sicuri, il cui rendimento è infatti in calo. Emergenti e bond potrebbero farsi più volatili.

Lato valute, probabilmente il renminbi scenderà ma è probabile che la Banca Centrale Cinese interverrà per sostenerlo. Anche perché Trump non starà a guardare mentre la valuta cinese si svaluta. Probabilmente il petrolio calerà, in quanto l’area dell’Asia Pacifico risentirà di minori esportazioni e meno viaggi, anche solo per turismo.

ClearBridge Investments ha sottolineato in un report come l’impatto non sia il medesimo per tutti i settori. Wuhan è un centro che produce componenti tecnologici importanti: ha lì sede YMTC, gigante cinese nei semiconduttori, produttore di circa l’8% dei semiconduttori per memorie. Se la sua produzione dovesse bloccarsi, ne risentiranno fornitori e clienti. A vantaggio dei competitor che producono memorie NAND. Anche il settore automobilistico dipende dalla Cina per molti componenti, oltre che per le vendite.

Su altri titoli, le valutazioni dipendono dalla durata dell’epidemia. Starbucks in Cina ha oltre 4mila negozi che portano il 10% dei ricavi totali a livello globale. La metà dei negozi è chiusa e l’altra metà registra un solido calo della clientela. Quando la situazione tornerà alla normalità questi negozi torneranno a generare profitti: ma la durata dell’epidemia determinerà quanti soldi si perderanno nel frattempo. Lo stesso vale per turismo, beni di lusso, consumi dell’economia cinese in generale.

Anche questo spiega la fame di notizie di questi giorni. In un mondo globalizzato e connesso l’incertezza genera dubbi e paure. Sapere se il virus è pericoloso e quanto: non solo per la nostra salute, ma anche per i nostri investimenti e per i nostri posti di lavoro.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

 

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