Generali, UniCredit, il debito pubblico italiano ma anche Banca MPS. Tiene banco un rapporto del Copasir, ottenuto dall’Adnkronos e riportato dai principali quotidiani, sul rischio di una scalata francese al nostro settore finanziario.

L'allarme di gennaio 2020
Il tema, peraltro, non è affatto nuovo. Tanto che già lo scorso gennaio il Copasir evidenziava il rischio di scalate ostili provenienti dall’estero sulle nostre grandi aziende. Era il 10 gennaio 2020, il Covid-19 era una lontana suggestione e la situazione economica era non facile, ma non così drammatica come oggi. Sia per le nostre banche, sia soprattutto per il debito pubblico: perché i due temi, e questo il Copasir lo ha affermato chiaramente, sono collegati.
Nel 2018 si propose un'indagine parlamentare
L’articolo linkato poc’anzi, tra l’altro, ricorda che nel 2018 Adolfo Urso (Fratelli d’Italia) presentò una proposta di legge di indagine parlamentare sul rischio di scalate ostili in Italia. A inizio anno niente nomi, solo ipotesi (molto fondate): Generali, Tim, Eni, Unicredit, tra le altre. L’indagine parlamentare non si fece, ma il Copasir ha acceso i fari sulla questione.
Raccolta italiana, impieghi esteri
Oggi, infatti, a quanto viene scritto si fanno nomi e cognomi. UniCredit, in primis, con quella ventilata operazione di fusione cross border con realtà estere, ipoteticamente Commerzbank, il Crédit Agricole o Société Générale. Il rischio è di creare asimmetrie tra l’area geografica in cui avviene la raccolta e quella degli impieghi: in pratica, i risparmi degli italiani verrebbero impiegati altrove.
UniCredit meno italiana e più europea?
Un secondo rischio riguarda la possibilità che una UniCredit molto europea e poco italiana disinvesta nel debito pubblico nazionale: il Copasir evidenzierebbe, secondo quanto riportato dall’Adnkronos, il percorso di alleggerimento della presenza di UniCredit in Italia. Le cessioni di Fineco e Pioneer, ma anche la riduzione del portafoglio di BTP per 11 miliardi di euro. E nel mirino finisce anche il tanto anticipato progetto di una subholding in cui fare confluire le attività estere di UniCredit.
La concentrazione del debito pubblico è un rischio
Secondo fronte: il rischio di una cessione di Generali ad AXA. Che aumenterebbe la quota di titoli di Stato italiani in mano a operatori francesi. Assicurazioni Generali ne detiene per 63 miliardi di euro. Sommati a quelli di AXA ammontano a 85,5 miliardi, il 3,5% del debito pubblico nazionale. Il Copasir vede in qualunque concentrazione del debito pubblico un rischio per il paese. Il rischio non è ovviamente nel possesso, ma in attività speculative. di qualunque nazionalità siano i player che le conducono.
La pianificata crescita della presenza francese
Però, poco dopo, l’attenzione torna a Oltralpe. Quando nel rapporto si parlerebbe di una “crescente e pianificata presenza di operatori economici e finanziari di origine francese”, che solleva la preoccupazione che la forte interrelazione di queste banche con le aziende italiane possa portare a strategie o azioni “non sempre” in linea con le esigenze economiche del nostro Paese. Strategie o azioni certamente volontarie, come lascia intendere l’uso del termine pianificata in riferimento alla presenza di player francesi nel nostro Finance.
MPS e Mediobanca
E poi c’è il capitolo Banca MPS. I rumors sull’acquisizione da parte di UniCredit solleverebbero qualche preoccupazione, perché aumenterebbero il rischio di una maggiore presenza di player di origine straniera (ed eventualmente francese) nel nostro settore bancario, con rischi sul perseguimento degli interessi nazionali. Il Rapporto segnalerebbe anche l’aumento della quota di capitale di Delfin in Mediobanca, che potrebbe modificarne l’assetto societario, con impatti su Generali.