Confindustria Digitale: il 2015 è l’anno della svolta

digitalizzazioneÈ l’anno giusto per spingere l’acceleratore sulla trasformazione digitale. Con questo spirito si è tenuto a Roma il Summit del Settore ICT: un confronto per fare il punto sulla evoluzione della economia digitale e definire il piano operativo di Confindustria Digitale 2015, mirato a rafforzare la capacità delle imprese ICT nel contribuire alla innovazione del Paese.

25 miliardi l’anno di mancati investimenti

Al centro dell’incontro le potenzialità dell’ICT italiana, che conta 600mila addetti e genera un mercato di oltre 65 miliardi di euro. Nel 2013 la spesa ICT italiana è giunta a rappresentare il 4,8% del PIL, contro una media Ue28 del 6,6%, con la Germania al 6,9%, la Francia al 7% e il Regno Unito al 9,6%. Un gap che si traduce in 25 miliardi l’anno di mancati investimenti in innovazione digitale rispetto alla media europea.

Gestione delle risorse

Secondo la stima di Confindustria Digitale le risorse utilizzabili ammontano a 18 miliardi di euro su un arco temporale di sei anni, equamente divisi fra fondi comunitari e nazionali. «18 miliardi di euro in 6 anni significa, per l’effetto moltiplicatore dell’ICT, dare un contributo al PIL di circa mezzo punto l’anno – precisa Elio Catania, Presidente di Confindustria Digitale. È fondamentale che queste risorse siano gestite con una programmazione coerente tra Stato e Regioni, senza dispersioni che ne sminuiscano l’impatto. Per questo la nostra proposta è di creare un «Fondo Multifondo» trasversale».

Digitalizzazione della Pa

«Il Governo si è dato una vera agenda: ora deve rispettarla – continua Catania. Spid, il sistema pubblico di identità digitale, Anagrafe nazionale delle persone residenti, Patto sulla sanità digitale, Piano Nazionale delle Comunità Intelligenti, iniziative digitali del piano Buona Scuola. Tutti questi progetti devono essere avviati quest’anno e il monitoraggio della loro realizzazione deve essere responsabilità diretta della Presidenza del Consiglio».

Quadro normativo

Occorre da una parte accorciare i tempi tra l’emanazione delle leggi e le norme attuative, dall’altra portare a compimento una serie di provvedimenti. Tra questi spiccano le norme tecniche indispensabili per lo sviluppo delle reti fisse e mobili di nuova generazione, gli sgravi fiscali per gli investimenti infrastrutturali delle Tlc, gli incentivi per gli investimenti digitali delle piccole imprese. Giungere rapidamente a un quadro regolatorio al passo con i tempi è un fattore fondamentale per incentivare le forme di co-finanziamento attraverso le partnership pubblico-private.

«La nostra strategia avrà successo – conclude Catania – se riusciremo a riportare il settore ICT in crescita nel 2015, a raggiungere un rapporto IICT/PIL al 5,5% nel 2017, ad allineare la spesa in innovazione digitale alla media Ue nel 2020, anno in cui dovremmo aver centrato gli obiettivi europei sulla diffusione della banda ultralarga. Ce la dobbiamo, oggi ne esistono i presupposti: i segnali macroeconomici, una crescente sensibilità della leadership, una maggiore focalizzazione sull’esecuzione dei progetti, un clima di positiva collaborazione tra pubblico e privato, in cui spicca l’accelerazione degli investimenti nelle reti di nuova generazione da parte degli operatori di Tlc. Ma attenzione tre sono i nodi da sciogliere: una gestione coerente ed efficiente dei fondi europei disponibili per il periodo 2014-2020, il rispetto dei tempi attuativi e degli obiettivi pianificati per i progetti di digitalizzazione della PA da ottenere attraverso una governance più forte e coerente e il completamento del quadro normativo».

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