Società benefit. È con questo termine che la Legge di Stabilità 2016 identifica un nuovo modello di società che, oltre allo scopo di lucro, persegue anche finalità di beneficio comune operando in modo responsabile e sostenibile.
Come diventare una società benefit
La Legge di Stabilità 2016, all’articolo 1, commi 376 – 382, prevede che possano adottare questo modello tutte le società di persone, di capitali e le società cooperative le quali dovranno inserire nel proprio statuto (nuovo o modificato, se si tratta di società già costituite) il perseguimento del beneficio comune. In altre parole, il conseguimento, nell’esercizio dell’attività economica, di uno o più effetti positivi o la riduzione degli effetti negativi nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni e attività culturali e sociali, enti e associazioni e dei cosiddetti stakeholders (lavoratori, clienti, fornitori, finanziatori, creditori, pubblica amministrazione e società civile).
Il modello statunitense
Il modello delle società benefit (benefit corporation) è nato negli Stati Uniti nel 2010: precisamente, nel Maryland che approvò per primo una legge che consentiva alle società di affiancare allo scopo di lucro, anche scopi sociali o di pubblica utilità. Quindi, al focus aziendale della massimizzazione del valore per gli azionisti, si accostava l’attenzione ai benefici per l’ambiente, il sistema sociale e, più in generale, per gli stakeholders non esclusivamente finanziari.
«L’impegno e la cura verso gli individui e le comunità – dichiara Paolo Trevisanato, esperto del mondo del no profit e managing partner dello studio tributario e legale Noda Studio –, verso il territorio e l’ecosistema, verso la cultura e la società, sono valori condivisi da molti imprenditori. La società benefit consentirà a molti di loro che già perseguono questi obiettivi e ad altri che vorranno aggiungersi di dare adeguato risalto e veste giuridica al loro impegno».