L’inevitabile abbandono dei sistemi legacy

I sistemi legacy rischiano di essere un ostacolo all’innovazione e alla competitività. Soprattutto nei capital markets, dove la pressione normativa rende molto oneroso continuare ad aggiornare sistemi e infrastrutture che non rappresentano un fattore di differenziazione rispetto alla clientela. «L’infrastruttura IT è una commodity da esternalizzare – afferma Hugh Cumberland, Solution Manager di Colt – ovviando il problema di tenere il passo con la compliance: parliamo di un’area in cui “fare da sé” può rivelarsi molto costoso e complesso, a discapito dell’agilità dell’azienda e dell’efficienza sui costi. Anche perché la resilienza dei sistemi è fondamentale per il modello di business delle banche e presenta requisiti di sistema specifici e rigorosi, ma non sono percepiti in alcun modo dal cliente finale come un elemento differenziante, se non in negativo in caso di malfunzionamenti o sospensioni del servizio».

Processi infrastrutture mano

Un mercato più dinamico

La focalizzazione di Colt sul segmento di mercato dei capital markets nasce proprio dalla consapevolezza che questo settore, prima delle banche retail, deve affrontare la migrazione dai sistemi legacy. «Il mercato è profondamente cambiato – commenta Cumberland. Oggi i mercati sono molto frammentati sia lato equity sia lato FX: le opportunità nascono in un mercato, durano pochi anni e poi si spostano rapidamente altrove. E i sistemi della banca devono spostarsi con esse: oggi siamo presenti in 22 Paesi e in 42 città europee con le nostre reti metropolitane in fibra ottica e con i nostri 20 data centre indipendenti. Abbiamo appena reso disponibile il servizio FX Liquidity Access che collega gli operatori ai mercati di New York e Tokyo, che vanno ad aggiungersi a Londra, con una connettività a bassa latenza e proximity hosting, consentendo un accesso ai mercati FX globali in qualunque momento».

Investimenti efficienti in R&D

Colt Deli AndreaUn altro elemento a favore dell’outsourcing, secondo Cumberland, è da trovare nella rapidità dell’innovazione tecnologica: svolgere ricerca e sviluppo internamente significa impiegare grandi quantità di risorse e di denaro per arrivare a sviluppare una soluzione non standard che rischia di non portare ad alcun vantaggio competitivo e di risultare, anzi, più costosa in termini di compliance e di gestione. «Da questo punto di vista, un caso particolarmente interessante è quello di Source – racconta Cumberland – una società di Exchange Traded Product nata nel 2009 e diventata in tempi rapidi il quinto player del mercato. La struttura aziendale di Source è particolarmente snella, non più di 50 persone in tutto il mondo, e non prevede un reparto IT per così dire “tradizionale”: hanno esternalizzato presso di noi e abbiamo supportato i sistemi e il sito web di Source in tutto il processo di crescita, che l’ha portato a fornire accesso ininterrotto a 1.000 documenti e 80 prodotti diversi, ognuno con feed dei dati di mercato in tempo reale».

Anche le banche retail dovranno pensarci

In ogni caso, secondo Colt, presto o tardi «tutte le banche, comprese quelle retail, dovranno predisporre un piano per la gestione dei sistemi legacy – conclude Cumberland – prima di ritrovarsi a iscrivere i loro data center nei non-performing asset. Non tutte le banche hanno, in questo momento, le condizioni economiche e la giusta fiducia nei fornitori esterni per quanto riguarda l’affidabilità e la sicurezza dei sistemi, ma il cambiamento in futuro arriverà. Passerà da un modello cloud, pubblico, privato o ibrido poco importa, ma accadrà. Soprattutto se si ripeteranno episodi, come quello avvenuto di recente nel mercato UK, in cui un malfunzionamento dei sistemi causa la sospensione di un servizio, in questo caso delle funzionalità sulla rete ATM, per diverse ore causando un forte scontento nella clientela della banca».

L’Italia è orientata all’in-sourcing

Un percorso di consapevolezza in cui il mercato italiano sembra in ritardo rispetto alle controparti europee. «Soprattutto per quanto riguarda la fiducianel fornitore – spiega Andrea Deli, Client Director South Region Capital Markets di Colt – le banche italiane sono più restie all’esternalizzazione, per motivi regolatori e di risk assessment. D’altronde, il nostro Paese risente di uno storico orientamento all’in-sourcing e nel settore bancario è vincolato a piattaforme legacy che non consentono di essere veloci e flessibili con il ritmo che il mercato e l’innovazione di altri settori richiederebbero».

Specializzazione non solo commerciale

La priorità, anche in Italia, restano i capital markets, «soggetti a un carico normativo difficile da sostenere, dalla MiFID in poi – prosegue Deli. Abbiamo scelto di differenziare il nostro business proprio con questa specializzazione, sviluppando la massa critica necessaria a sostenere gli investimenti imposti dal Regolatore in modo rapido ed efficiente e puntando su tutte le attività di supporto e operative. La nostra focalizzazione non vuole essere solo commerciale ma diventare una effettiva conoscenza del mercato capace di portare valore e una visione strategica nello sviluppare e proporre soluzioni e progetti ai nostri clienti».

Crediti immagine: TechnoVectors/shutterstock

 

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