Per le imprese turche non è facile onorare i debiti. Una analisi condotta da Coface dimostra come il deprezzamento della lira turca continui a influire sui bilanci delle imprese: le misure di restrizione del credito introdotte a inizio anno dalla BBDK (Autorità di Regolamentazione e Vigilanza del settore bancario) per contenere il disavanzo corrente hanno difatti rallentato la domanda interna, complicando il recupero dei crediti da parte delle imprese.
In aumento fatture contestate e assegni scoperti
L’aumento del numero di fatture contestate e di assegni scoperti conferma questa tendenza: gli assegni scoperti ammontavano a 15,9 miliardi di lire turche nei primi dieci mesi del 2014, un aumento del 5,4%; anche il numero di fatture contestate è cresciuto del 9,1% su base annua nel corso del medesimo periodo a causa dell’incremento dei tassi di interesse e del rallentamento della domanda interna.

Il rischio Paese per la Turchia
Secondo le previsioni di Coface, la crescita dell’economia turca dovrebbe raggiungere il 3,1% nel 2014 e il 3,5% nel 2015. Ad ottobre 2014, Coface ha rivisto al ribasso la valutazione del rischio paese per la Turchia, passata da A4 a B, in ragione delle sue prospettive di crescita meno favorevoli, di un più alto livello di indebitamento del settore privato e della volatilità dei tassi di cambio.
Vulnerabilità delle imprese di fronte ai tassi di cambio
La perdita del tasso di cambio subita da 2.973.000 imprese registrate nel Sistema informatico del Ministero dell’Industria sembrano essere considerevolmente aumentate a causa del deprezzamento della lira a fine 2013. Di fatto, tali perdite ammontavano a 118,8 miliardi di lire turche a fine 2013, un incremento di 45,1 miliardi rispetto a fine 2012.
I principali rischi settoriali evidenziati da Coface:
Settore dei metalli (metalli non ferrosi e acciaio): la dipendenza dalle importazioni di materie prime, il calo dei prezzi delle stesse e gli effetti negativi dell’evoluzione dei tassi di cambio sui costi dei prestiti sono i rischi principali che minacciano le imprese.
Settore auto: l’aumento delle imposte a inizio anno, l’incremento dei tassi di interesse, le misure macro prudenziali introdotte dalla BBDK per contenere i prestiti al consumo e l’impennata dei tassi di cambio, tra gli altri fattori, hanno comportato un calo significativo delle vendite sul mercato interno. Al contrario, rimangono favorevoli le prospettive relative alle esportazioni.
Settore alimentare: il rischio maggiore per i produttori alimentari è l’aumento dei costi di produzione dovuto alla siccità durante l’anno. Settore chimico: la dipendenza dalle importazioni di materie prime del 70% circa e il rallentamento dell’edilizia (cliente primario del settore) sono i principali rischi che il settore deve affrontare.
Settore delle costruzioni: per quanto riguarda gli immobili, l’incertezza nata dall’aumento dei tassi di interesse e il rallentamento dell’economia sembra aver portato a una perdita di fiducia dei consumatori, compromettendo la domanda di case. Il divario crescente tra domanda e offerta è considerato un altro fattore di rischio.
Settore della distribuzione: in Turchia, i consumi privati rappresentano circa i due terzi del PIL. Secondo le ultime statistiche, le vendite al dettaglio continuano ad aumentare e il livello di rischio del settore sembra poco elevato.
Settore tessile e abbigliamento: il settore, caratterizzato da una forte capacità produttiva e di vendita verso i mercati sia interni che esteri, registra un rischio di livello medio. Il trend di ripresa dei mercati europei e le esportazioni, supportate dall’aumento dei tassi di cambio, influiscono in maniera positiva sulle performance del settore.