
Fin qui nulla di nuovo, anzi, pura, normalità. Tuttavia a volte l’abitudine al vecchio che sta per diventare nuovo, provoca emozioni, e forse anche una buona dose di nostalgia, nell’animo dell’uomo di banca.
Così, la notizia che, dal prossimo primo di aprile (e non è un pesce), la Banca d'Italia chiuderà le mitiche Stanze di compensazione suscita una strana sensazione specie per quei molti che ogni mattina, armati di valigetta e fogli contabili, si recavano fisicamente in questi luoghi.
Dalla Stanza di compensazione alla CIT
La Stanza di compensazione è (era) il luogo deputato allo scambio materiale di assegni tra le banche e la loro chiusura va a completare il progetto che consente agli intermediari di presentare al pagamento gli assegni trasmettendo un'immagine digitalizzata.
Così una volta versato in banca, il sempre presente assegno cartaceo si smaterializza e diventa un documento digitale.
Ecco servita la famigerata CIT (Check Image Truncation), che segna il trionfo dell’assegno digitale, riducendo anche i rischi operativi legati al suo scambio materiale e relativa lavorazione manuale.
I vantaggi della CIT
Se poco o niente è cambiato per i clienti che continueranno a emettere e scambiarsi assegni cartacei, molto è cambiato per le banche che dallo scorso anno hanno dovuto utilizzare la CIT quale unica procedura possibile per il pagamento degli assegni.
Banca d’Italia, nel diffondere la notizia circa la chiusura delle Stanze di compensazione ha evidenziato che la realizzazione del progetto di trasmissione digitale degli assegni ha promosso l'efficienza e l'economicità nel sistema dei pagamenti al dettaglio riducendo i costi per gli intermediari.
Addio, care vecchie Stanze!