Chi guida la digital transformation in azienda? Gli over 35

Millennials in azienda vanson bourneAltro che Millennials. Sono i dipendenti over 35 a guidare la digital transformation delle aziende, secondo una indagine commissionata a Vanson Bourne da VMware su 5.700 dipendenti in area EMEA, Italia compresa. Anche perché la trasformazione digitale va gestita – e guidata – oggi, mentre i Millennials sono in buona parte ai primi passi nel mondo del lavoro.

Gli over 55 hanno più difficoltà

Certo, l’età ha una certa importanza. Il 42% degli intervistati individua nei colleghi over 55 quelli con il minor livello di digital skills e con la maggiore resistenza al cambiamento (qui la percentuale scende però al 21%). Sono invece le risorse tra i 25 e i 34 anni di età a sapere gestire la flessibilità delle nuove modalità di lavoro (per il 46%) e che apprezzano i benefici delle competenze digitali (38%). A guidare realmente il cambiamento in azienda sono però, secondo il 45% del campione, i dipendenti tra i 35 e i 44 anni.

Fame di competenze digitali

Comprensibilmente, il 75% dei dipendenti italiani vorrebbe utilizzare il proprio tempo libero per acquisire nuove competenze digitali e migliorare la propria produttiva. C’è una ceta attenzione anche per le competenze digitali più tecniche, con il 48% degli intervistati tra i 45 e i 54 anni che cerca attivamente formazione sulla progettazione e il design di applicazioni mobili, mentre un terzo dei 55enni sono interessati alla scrittura di codice e alla creazione di contenuti online.

Ma anche le policy aziendali devono adeguarsi

Anche perché più della metà (55%) della forza lavoro non ritiene di essere in grado di utilizzare appieno le competenze digitali all’interno dell’azienda. Gli ostacoli? La mancanza di buget (44%) e le abitudini radicate dei colleghi che rendono difficile cambiare il modo di lavorare (41%), ma anche policy aziendali non restrittive (39%) e la mancanza di un adeguato sostegno da parte dell’IT (35%).

Ancora peggio con i giovanissimi

Ed è in questo quadro che andrebbe rivisto l’impatto (futuro) dell’ingresso dei Millennials (si parla addirittura di Generazione Z, gli adolescenti di oggi) in azienda. Negli scorsi giorni un’altra indagine, questa volta realizzata da Coleman Parkes per Ricoh, sottolineava come le organizzazioni non siano in grado di soddisfare le esigenze delle differenti generazioni sul posto di lavoro. Ancora un problema di policy, supporto e organizzazione, insomma.

Il gap crescerà nei prossimi anni

L’88% dei lavoratori intervistati ritiene che una popolazione aziendale di età eterogenea sia una risorsa importante per l’impresa. Ma il 35% dei dipendenti più anziani non è così sereno e si aspetta tensioni all’ingresso in azienda dei più giovani. Anche perché, nel frattempo, nuove innovazioni tecnologiche, sempre più rapidamente consumerizzate, rischiano di ampliare il gap di competenze tra generazioni.

 

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