
Dai 4 ai 15 anni i tempi medi
In media, in Italia, una procedura fallimentare richiede 7 anni e un mese. Restando ai dati medi, i tribunali più efficienti del Nord se la cavano in quattro anni, mentre quelli più lenti ne richiedono fino a 15. Il 9,3% delle procedure chiuse nel 2018, parliamo di oltre 1.300 fallimenti, è rimasto in sospeso per ben 18 anni.
Lunghe attese per tutte le imprese
L’eterogeneità è ancora maggiore se guardiamo al settore di attività: una procedura fallimentare media richiede 6,5 anni nei servizi, 7,5 anni nelle costruzioni, 7,9 anni nel segmento utility, 8 nell’industria, 9 nel sistema moda. Guardando alla tipologia di impresa, si va dai 6,3 anni medi di una società di capitale ai 9,6 di una società di persone (le ditte individuali si fermano a poco meno, 9,4 anni).
Più velocità al Nord
Il quadro è in lieve miglioramento: nel 2018 sono state chiuse 14.400 pratiche (+2,8% sul 2017), superando il numero dei nuovi fallimenti e abbassando il tempo medio di 4 mesi. Quasi la metà dei 56mila fallimenti dichiarati al Sud tra il 2001 e il 2018, il 48,5%, è ancora aperto, contro il 37% del Nord Ovest. E in generale la situazione è migliore al Nord e peggiore al Centro-Sud. Dati analoghi valgono per le procedure immobiliari, con il tribunale di Trieste che ha un tempo di chiusura medio di 1,62 anni e quello di Locri che invece ne richiede 16,7.
Gli impatti sui crediti deteriorati
Questo impatta, secondo le proiezioni di Cerved e La Scala, sul valore di 100 euro di crediti deteriorati: a condizioni “standard” (recupero medio del 30% e rendimento del 15%) il loro valore medio è di 16,8 euro, con un’oscillazione dai 9 euro quando sono gestiti dai tribunali più lenti ai 21,9 euro quando le procedure fallimentari sono in mano ai tribunali più rapidi. Analogamente, un’esecuzione immobiliare (qui il tasso di recupero è stimato al 49%) vede il portafoglio di 100 euro passare da un valore di 45 euro se il tribunale è rapido a 16 se invece è lento. Globalmente, se i tribunali si allineassero sulle performance di quelli più efficienti, il valore degli NPL nei bilanci delle banche italiane potrebbe crescere di 12 miliardi nell’ottica di un investitore e di 8,3 miliardi da quella di una banca.