Sono oltre 15mila le società protestate tra gennaio e marzo di quest’anno, il 18% in meno rispetto allo stesso periodo 2014. Anche la liquidazione dei ritardi migliora: nei primi 3 mesi del 2015 le imprese italiane hanno pagato in 76,5 giorni, con un giorno di anticipo. Mentre i ritardi sono scesi a 17,2 giorni (contro i 18,4 giorni del 2014). Questi i dati dell’analisi condotta da Cerved.
Protesti ai livelli del 2007
Tra gennaio e marzo si contano 15,4 mila società protestate, in netta diminuzione rispetto allo scorso anno (-18%). La diminuzione ha coinvolto tutti i comparti dell’economia e tutte le aree della Penisola: a livello settoriale, la manifattura è l’unico comparto con un numero di società protestate inferiore al livello pre-crisi, tanto che nei primi tre mesi del 2015 sono 1,5 mila le società protestate, il 18,6% in meno dello stesso periodo dello scorso anno e il 20,2% meno rispetto ai livelli del 2007. Dal punto di vista geografico diminuisce il numero di imprese protestate in tutte le aree della Penisola. A guidare la diminuzione è il Nord Ovest con 3mila imprese con almeno un protesto, il 20% in meno del 2013 e -9,2% rispetto al livello pre-crisi.
Pagamenti: PMI e microimprese più puntali
Il calo dei protesti si è accompagnato a una maggiore celerità nei tempi di pagamento delle imprese. Nei primi tre mesi del 2015 le società hanno pagato in 76,5 giorni, un giorno in meno dello scorso anno e il minimo dal 2012. La riduzione è attribuibile al calo dei ritardi, 17,2 giorni, che si sono assestati al livello più basso dal 2012. È interessante rilevare come in due anni i tempi di liquidazione siano scesi di ben 5 giorni, soprattutto a causa di una decisa diminuzione dei giorni di ritardo (3,9 giorni). Si paga più celermente in tutta l'economia, con cali particolarmente significativi nelle costruzioni, settore in cui negli ultimi anni si è osservata una drastica riduzione dei termini concessi in fattura (66,9 giorni di dilazione). Dal punto di vista geografico il calo dei tempi di pagamento coinvolge tutte le aree della Penisola, con la sola eccezione del Nord Est. Qui si sono allungate le scadenze (+1,7 giorni) ma si sono ridotti i ritardi che sono passati da 13,2 a 12,3 giorni (il minimo a livello nazionale).
P.A. virtuosa?
Lo stock di debiti non pagati dalla Pubblica Amministrazione ha continuato a decrescere nel primo trimestre del 2015. L’analisi dei dati di Payline (il database di Cerved) relativi a 122 mila fatture emesse verso enti pubblici mostra un miglioramento dei mancati pagamenti sullo stock di fatture scadute: sia in termini numerici (49,8% al 31 marzo 2015, contro il 53,9% al 31 marzo 2014), sia in termini di valore (49,5% dal 60,1%) le fatture non pagate scendono al di sotto della metà del debito scaduto. In calo, ma a livelli ancora elevati, la quota di mancati pagamenti sulle fatture di nuova emissione: il 60% del valore dei pagamenti in scadenza nei primi tre mesi del 2015 non è stato saldato, in calo rispetto al 65% dello scorso anno. Per quanto riguarda le tempistiche di pagamento si accorciano notevolmente i tempi di liquidazione nella sanità, che passano in un anno da 180,2 a 134,7 giorni, grazie a un deciso calo dei ritardi (-44,4 giorni). Al contrario si allungano i tempi di pagamento delle altre Amministrazioni Pubbliche, in particolare nei Comuni: le Amministrazioni Comunali nei primi tre mesi del 2015 hanno pagato in media in 79 giorni le proprie fatture, con 33,6 giorni di ritardo (27,3 l'anno precedente).
«I dati del primo trimestre confermano i segnali positivi emersi negli scorsi mesi – commenta Gianandrea De Bernardis, Amministratore Delegato di Cerved – ed evidenziano che la crisi ha trasformato alcuni comportamenti delle imprese: le aziende, più attente nel concedere credito, ottengono pagamenti più rapidi e più puntuali. Nel Nord del Paese e nell'industria i protesti sono già tornati sotto i livelli pre-crisi e proseguono i pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione, anche se rimane alta la quota di mancati pagamenti sulle nuove fatture».
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