CC&G compie 25 anni e guarda al suo futuro europeo. L’anniversario della fondazione di Cassa Compensazione e Garanzia è stato l’occasione per interrogarsi sul ruolo di CC&G e, più in generale, della piazza finanziaria italiana nel contesto europeo.

La competizione è europea
Perché la sfida comune è chiara: ritagliarsi un ruolo nel mercato europeo del clearing, alla luce dell’evoluzione normativa (passata e certamente anche futura) e del nuovo scenario competitivo. In apertura dell’incontro Paolo Marullo Reedtz, a capo del Dipartimento Mercati e Sistemi di Pagamento di Banca d’Italia , ha sottolineato come oggi gran parte dell’operatività di CC&G sia concentrata sull’obbligazionario italiano. E come le principali controparti europee abbiano varato iniziative di innovazione, anche per intercettare il flusso di attività che lasceranno la Londra post Brexit.
Innovare il modello di business
Anche per le controparti centrali l’imperativo è innovare: rafforzare il patrimonio e fare gli investimenti strategici necessari a ripensare il modello di business. Tra le necessità, segnalate dal CEO e General Manager di CC&G, Paolo Cittadini, c’è anche la trasformazione in un soggetto internazionale.
Regole chiare e standard internazionali
Che la competizione internazionale sia cosa non facile lo ha confermato Alessandro Gioffreda, Responsabile Europa Continentale di BNP Paribas Securities Services. Un Gruppo che interagisce con 60 controparti centrali: ciascuna, su base annuale, viene sottoposta a una revisione per valutarne le condizioni. Vengono analizzate la robustezza dei processi di risk management, la trasparenza di processi e procedure e, infine, la governance. Tra gli elementi distintivi c’è l’esistenza di uno user committee, punto di contatto tra ccp e utenti. E viene guardata con preoccupazione l’adozione di regole e criteri diversi nelle diverse controparti: per essere efficienti e veloci in caso di crisi, ha spiegato Gioffreda, è essenziale che ci siano regole chiare e scritte.
Un mercato già concentrato
La necessità di lavorare a un set di standard globali condivisi è sottolineata anche da Stefano Frascani, Managing Director Global Market Infrastructures, Practice Development di JP Morgan. Dal 2007 in poi, secondo Frascani, la pressione regolamentare ha portato anche delle opportunità, ma è mancato un approccio di co-design e di collaborazione. In uno scenario a crescente concentrazione, in cui 5 ccp ottengono l’80% dei ricavi da derivati OTC, le regole condivise sono essenziali: si aspetta che il Regolatore imponga al mercato che cosa fare, anziché lavorare insieme. Una situazione particolarmente complessa nei mercati asiatici, più frammentati di quello europeo.
OTC: un gioco per pochi
Innovare è un imperativo anche perché le dinamiche del mercato OTC, che ha costi competitivi particolarmente alti, porteranno le ccp di dimensioni minori a concentrarsi sui mercati di Stato. Questo renderà urgente una garanzia di portabilità, cioè di poter passare da una ccp all’altra in caso di crisi o di altri problemi. E il maggiore assorbimento di capitale spingerà i clearer a selezionare maggiormente i clienti e, in estrema sintesi, a diminuire i servizi offerti.
Attenzione a dati e intelligenza artificiale
E le strategie di innovazione per una controparte centrale coincidono con alcuni dei megatrend tecnologici in atto. In primis, secondo Enrico Cereda, CEO e Presidente di IBM Italia, grazie all’utilizzo dei dati e ai sistemi cognitivi, cioè all’intelligenza artificiale. E senza avere eccessiva paura delle startup FinTech: ci sono business, come quello delle controparti, in cui le competenze tecnologiche devono essere accompagnate da competenze specifiche. Per dare vita a piattaforme tecnologiche avanzate, basate su una infrastruttura cloud agile. La parola d’ordine per i prossimi mesi è blockchain: IBM ha in corso proprio con Monte Titoli (parte del Gruppo London Stock Exchange al pari di CC&G) un progetto di test per l’utilizzo dei distributed ledger a supporto dell’emissione di titoli da parte delle PMI.