
Niente Capogruppo unica per le BCC. Cassa Centrale Banca, alla fine, ha confermato il progetto alternativo a quello di Iccrea Banca, presentandolo a una platea di oltre 170 banche.
Presenti 750 persone
Con un totale di 750 delegati (oltre alle BCC, erano presenti anche almeno quindici tra banche popolari e spa), CCB ha presentato il proprio piano industriale. Il nuovo Gruppo Bancario Cooperativo – Cassa Centrale Banca – Credito Cooperativo Italiano (CCI, Credito Cooperativo Italiano, dovrebbe essere il nome prescelto) parte certamente con un forte interesse da parte del mercato.
Entro il 31 ottobre la pre-adesione
Anche perché la prima scadenza è vicinissima: entro il 31 ottobre le BCC dovranno inviare le lettere di pre-adesione all’uno o all’altro progetto. Si capiranno così i rapporti di forza tra Iccrea Holding e Cassa Centrale: in CCB si punta anche a un aumento di capitale importante, pari a 600 milioni, per raggiungere il miliardo di patrimonializzazione minima (per ora) imposto dalla normativa alle Capogruppo. Non dovrebbero esserci problemi: i due azionisti di maggioranza di CCB sono Centrale Finanziaria del Nord Est e la tedesca DZ Bank, player del sistema cooperativo tedesco che controlla il 25% di CCB. Anche quest’ultima ha espresso il proprio sostegno a un progetto “non semplice”.

Duopolio (più le Raiffeisen)
Il decollo della seconda Capogruppo ufficializza la divisione del credito cooperativo. Dai primi passi della Riforma delle BCC, la Capogruppo “implicita” era Iccrea Banca: tra i “ribelli” si sono contati da subito proprio Cassa Centrale Banca, oltre ad alcune BCC maggiori che hanno scelto la way-out, cioè la trasformazione in banca popolare (con una patrimonializzazione minima, in questo caso, di 200 milioni di euro). Impossibile, visto il poco tempo rimasto e l’elevata patrimonializzazione richiesta, che si possa arrivare a una terza Capogruppo. Resta naturalmente l’eccezione “linguistica” delle Raiffeisen sudtirolesi.
Non solo nord est
Una divisione non solo geografica. I sostenitori del sistema multigruppo vedevano positivamente in primis una sana competizione, senza dimenticare l’impatto in termini occupazionali dello “smantellamento” di due sistemi sostanzialmente paralleli in ambito IT e fabbriche prodotto. Certo, alla presentazione del piano industriale Cassa Centrale Banca c’erano tutte le 39 casse rurali del trentino e tutte le 13 BCC friulane, più 21 delle 28 BCC del Veneto, ma queste tutte insieme fanno la metà delle banche di credito cooperativo presenti. Segno che l’interesse non si ferma al nord est.
Autonomia in base al rischio
Entro fine ottobre, si diceva, le BCC dovranno dare una prima indicazione sulla Capogruppo prescelta. Cassa Centrale Banca, negli scenari alla base del piano industriale, stima una adesione di almeno 89 banche. Come noto, la riforma delle BCC impone livelli di autonomia decisionale inversamente propozionali al rischio cui la banca è esposta: a più livelli di liquidità e funding e a migliori modelli di business, governance e controllo interno corrisponde più autonomia, per quanto le disposizioni di legge non permettano grandi voli pindarici.
L’ambito di competizione
La scelta tra Cassa Centrale Banca e Iccrea avverrà piuttosto su altri fattori. Sui rispettivi piani industriali, sul modello di business proposto, sul sistema di fabbriche prodotto e società complementari, comprese quelle tecnologiche che avranno il compito non facile di portare delle piccole banche del territorio nel pieno dell’era digitale.