Calendar Provisioning e rischio Credit Crunch

Il Calendar Provisioning può costringere le banche alla ricapitalizzazione e, di conseguenza, a un nuovo Credit Crunch?

calendar provisioning petrini

Sul tema abbiamo sentito Andrea Pietrini di yourGroup, che ritiene che un’applicazione del Calendar Provisioning al nostro Paese in questa fase storica «potrebbe portare a gravissime ripercussioni al sistema produttivo, già duramente colpito dal Covid-19, visto che le banche sarebbero costrette a classificare come crediti NPL situazioni sicuramente difficili, ma non irrecuperabili, con conseguente aumento degli accantonamenti e riduzione dei finanziamenti per le aziende».

Troppa dipendenza dal credito bancario

Come noto, le aziende italiane sono storicamente dipendenti dal credito bancario per il proprio finanziamento, a scapito dello sviluppo di strumenti alternativi: una minima riduzione del ruolo delle banche potrebbe portare aziende già in difficoltà e bisognose di liquidità alla chiusura.

Disoccupazione in crescita e aziende in difficoltà

«Non ce lo possiamo permettere», commenta Petrini, «in termini di occupazione, nel solo secondo trimestre 2020, il calo è stato drammatico del numero degli occupati, di circa quasi 900mila persone tra dipendenti a termine (meno 677mila unità) e indipendenti (meno 219mila unità). Preoccupante anche la situazione per le piccole e medie aziende che secondo le stime rischiano la chiusura in centinaia di migliaia se la situazione non dovesse migliorare rapidamente».

Diversificare fonti di finanziamento e competenze in azienda

La strada da percorrere è, come già sottolineato molte volte in passato da diversi osservatori, la ricerca di nuove forme di finanziamento da parte delle imprese, chiamate anche a reperire nuove competenze utili a gestire la situazione di crisi, in primis manager e professionisti esperti e qualificati.

«Per sorreggere il peso del debito senza l’apporto delle banche – conclude Petrini – sono varie le azioni efficaci dal punto di vista del capitale che si possono adottare, sia con immissione diretta da parte degli azionisti o tramite apporti esterni, dai classici fondi di private equity, alle operazioni di M&A a strumenti più nuovi quali le piattaforme di peer-to-peer lending, l’equity crowdfunding o mercati regolamentati, quali l’AIM per le aziende di dimensioni più piccole».

 

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