
Bolsonaro Presidente
I fatti sono noti: Jair Bolsonaro è il nuovo Presidente del Brasile, dopo avere vinto un ballottaggio con il 55% dei voti contro Ferdinando Haddad del Partito dei Lavoratori. Un risultato ampiamente previsto nelle ultime settimane, ma che nelle prime fasi della campagna elettorale, un semestre fa, sembrava irrealistico.
I media generalisti si sono scatenati su Bolsonaro. Ex militare, portatore di messaggi molto tradizionalisti, con uscite decisamente poco politicamente corrette su minoranze etniche, donne e omosessuali, è stato dipinto come l’ennesimo uomo anti-establishment spinto dal vento del “populismo”. Se anche in Brasile i partiti tradizionali sono in crisi e le ultime elezioni hanno provocato una profonda spaccatura nel Paese, però, non è solo a causa di questi messaggi.
La crisi brasiliana del 2015
Dopo anni di crescita, dal 2015 il Brasile è entrato in un pesante periodo di recessione. Il PIL è calato del 3,8% nel 2015 e del 3,6% nel 2016; l’inflazione è raddoppiata in due anni, il real brasiliano tra il 2014 e il 2015 ha perso il 40% del valore rispetto al dollaro. Mettiamoci un po’ di scandali politici, con l’impeachment di Dilma Roussef nel 2016 e le accuse di corruzione all’ex presidente Michel Temer nel 2017, e iniziamo a capire meglio perché Bolsonaro ha vinto. La voglia di rottura, di cambiamento era comprensibilmente forte.
Bolsonaro populista?
Però, tolta questa patina di uscite colorite, a buona parte dei media mainstream occidentali è sfuggita una cosa: Bolsonaro ha tutte le carte in regola per piacere, almeno in un primo periodo, ai mercati. Basti ricordare che il suo avversario, Haddad, era candidato per il “Partito dei Lavoratori”: non proprio roba da Wall Street. E infatti Bolsonaro già nel discorso ufficiale dopo la vittoria ha fissato priorità importanti: unire il Paese, combattere la corruzione, riformare il fisco.
La ripresa brasiliana
Anche perché, nel frattempo, l’economia brasiliana ha preso la strada della ripresa. Il 2017 ha visto un PIL in positivo, l’inflazione è al minimo storico, il debito pubblico all’85% del PIL, anche se il disavanzo è al 7,3%. Il real brasiliano è risalito, l’indice azionario Ibovespa ha guadagnato l’8% in un mese. Molti analisi parlano di “Luna di Miele” tra Bolsonaro e i mercati. Se l’idillio continuerà, dipenderà da se e come riuscirà a realizzare, almeno in parte, il proprio programma.
Le nomine di Bolsonaro
Un primo elemento di attenzione sono le nomine delle prossime settimane. Il Presidente della Camera, ad esempio, che avrà il ruolo di fare convergere le forze parlamentari sulle riforme volute dal Presidente: la maggioranza parlamentare non è garantita. Poi ci sarà il nuovo Governatore della Banca Centrale brasiliana (se non verrà confermato quello attuale). E, tasto delicatissimo, i vertici delle società controllate dallo stato, come Petrobras ed Electrobras.
Paulo Guedes e le riforme
Secondo elemento: le riforme. Qui gli occhi sono puntati su Paulo Guedes, futuro Ministro delle Finanze e, anche qui, personaggio piuttosto gradito ai mercati. È un economista che ha studiato a Chicago e lavorerà sulla sostenibilità fiscale, compresa la riforma di quelle pensioni che bruciano un terzo della spesa pubblica prima degli interessi sui debiti. Una prima riforma è in discussione alla Camera dei Deputati ma Guedes dovrebbe perfezionarla ulteriormente.
E poi ci sono altri aspetti del programma, compresa la privatizzazione di un buon numero delle aziende controllate dallo Stato.
Gli analisti sull’economia brasiliana: cautela
Gli analisti consigliano, generalmente, cautela. Paul Greer, Gestore di FF Emerging Market Debt Fund di Fidelity International, prevede “un livello di crescita inferiore alle possibilità: nel 2019 si alzerà l’inflazione e la Banca Centrale aumenterà i tassi”. Cauta anche Stéphane Monier, Chief Investment Officer, Banque Lombard Odier & Cie, che sottolinea il difficile contesto internazionale in cui si muoverà Bolsonaro, oltre ai contrasti nello stesso Brasile.
Più ottimista Delphine Arrighi, gestore del fondo Merian Emerging Market Debt, Merian Global Investors, che ritiene che l’avanzare del Brasile verso le riforme non sia stato ancora interamente prezzato. “Riteniamo che ci sia ancora valore nella curva dei rendimenti, data la mancanza di pressioni inflazionistiche e le potenziali riforme fiscali significative (…) anche se il contesto generale dovesse rimanere difficile per i Mercati Emergenti nel complesso, Il Brasile potrebbe continuare a distinguersi, data l’attuale mancanza di altri casi di miglioramento a livello macro”.
Secondo Verena Wachnitz, gestore del fondo T. Rowe Price Latin America Equity, i principali rischi per il mercato brasiliano nel 2019 derivano proprio da un eventuale fallimento delle riforme promesse da Bolsonaro e da un rallentamento dell'economia cinese (o da una recessione globale, naturalmente).