
È stimata a 624 milioni la cifra investita dal sistema finanziario in FinTech tra il 2017 e il 2020, secondo i dati Banca d’Italia.
La “ Indagine FinTech nel sistema finanziario italiano” realizzata da Bankitalia registra per il primo biennio una spesa pari a 233 milioni, ma per il biennio in corso sono previsti 391 milioni di investimenti.
Chi investe in FinTech
Il numero di intermediari che investono in FinTech è cresciuto tra i due periodi, passando da 51 a 77 unità. Il sistema bancario è il protagonista: l’80,5% degli investimenti nel quadriennio è infatti riconducibile agli istituti di credito, ai quali seguono IMEL (9,9%), IP (5,3%) e le società finanziarie (3,9%). Sim ed Sgr non arrivano all’1% della spesa. Ma questo potere di spesa è nelle mani di pochi: ben il 61,9% degli investimenti, infatti, fa capo a 5 intermediari e poco più dei tre quarti a 10 intermediari. L’investimento medio per intermediario è quindi pari a circa 7,5 milioni di euro nel quadriennio.
Cosa fare con la FinTech?
Lavorare insieme a una FinTech vuol dire diventarne partner, o almeno è questa la modalità di collaborazione più frequente. Magari in combinazione con incubatori, acceleratori e distretti. Molto rara invece la partecipazione in imprese FinTech. E gli obiettivi sono eterogenei: perfezionare sezioni di processi, oppure riorganizzare ex novo processi e funzioni.
Tecnologie: API in testa
Oltre la metà della spesa (52%) in questo campo è destinata alla realizzazione delle API. Seguono i progetti per lo sfruttamento dei big data (16,2%) e gli investimenti in “Tecnologie per l’integrazione”, come marketplace e home banking (15,2%); su scala nettamente inferiore, il cloud computing (4,8%), i Robot (3,5%) e l’AI (3%). Le API sono quindi la tecnologia predominante, vuoi anche per l’impulso dato dalla direttiva PSD2, che ha portato all’open banking banking e quindi all’obiettivo di creare ecosistemi digitali rivolti a clienti retail e imprese, anche al di fuori del classico perimetro di servizi di pagamento.
Progetti: lending e digitalizzazione
I progetti dedicati a crediti e depositi e quelli sulla raccolta di capitale rappresentano la componente più consistente sia per ammontare di spesa (circa il 53% del totale) sia per numero di progetti avviati (27%). Gli investimenti realizzati nel biennio 2017-2018 ammontano a quasi 110 milioni di euro; a 225 quelli pianificati per il biennio successivo. Sono distribuiti su 72 progetti e sono riferibili a 39 intermediari. Le tecnologie più frequentemente impiegate nei progetti appartenenti a quest’area sono appunto le API, grazie alle quali si realizzano modelli open. Con l’obiettivo di creare nuovi processi di digital lending, ad esempio, per ottimizzare il time-to-market. I big data invece trovano spazio nella valutazione del merito creditizio e nel cross selling, affiancati da iniziative di digitalizzazione dei contratti di finanziamento, con firma digitale remota, o l’uso di algoritmi a supporto dei consulenti. Tutto verte, comunque, verso una nuova e più efficace customer experience.
Il mondo dei pagamenti, con le FinTech
In termini di investimento, i servizi di pagamento si collocano al secondo posto nella classifica di Bankitalia (con il 18% degli investimenti totali). La spesa effettuata nel biennio 2017-2018 ammonta a 40 milioni mentre oltre 70 milioni sono pianificati per il biennio successivo. I progetti dovrebbero innovare tutta la filiera di servizi di pagamenti al dettaglio: azzerare quindi l’interazione fisica, dall’onboarding del cliente alla erogazione di servizi di mobile payment, passando per la contrattualizzazione e l’assistenza con piattaforme e AI; rendere il trasferimento dei fondi tramite reti peer to peer molto più rapido rispetto agli attuali standard; semplificare i pagamenti digitali in area SEPA senza l’obbligo di inserire l’IBAN del beneficiario; integrare wallet digitali su siti di e-commerce e social network.
L’ambito degli investimenti
Circa 35 milioni di euro sono invece destinati ai progetti di innovazione in ambito servizi di investimento, dei quali 20 milioni sono già stati spesi e ulteriori 15 sono previsti per il biennio successivo. È uno dei pochi casi in cui l’outsourcing vince sullo sviluppo in house, dove si collocano solo il 15% delle iniziative. Al fianco delle FinTech vengono realizzate piattaforme per il trading evoluto, robo advisor per analizzare i portafogli clienti e generare proposte di investimento, software di AI per strategie di investimento automatico sia per gli intermediari sia per la clientela individuale. Anche i canali distributivi sono coinvolti in questo rinnovamento: l’onboarding, ad esempio, grazie alla integrazione con altre base dati, l’apertura di nuovi canali remoti per segmenti di clientela sofisticata che usa dispositivi digitali e vuole acquistare in autonomia strumenti di investimento e, infine, lo sviluppo di piattaforme per l’acquisto online di polizze assicurative in modalità paperless.
La Governance
Nell’area della governance si concentrano 60 iniziative, le cui spese ammontano a circa 71 milioni di euro, dei quali 32 spesi nel biennio 2017-2018 e 39 previsti per il biennio successivo; si tratta della terza area per importo investito, pari all’11,4% del totale. In ambito compliance e audit i progetti si concentrano su interfacce API per la condivisione e lo scambio di informazioni con le terze parti, in particolare aderendo a soluzioni di sistema. Per l’ambito antiriciclaggio, invece, si punta a piattaforme che integrano big data e software di intelligenza artificiale. Si tratta di soluzioni che si innervano lungo la filiera dei controlli di antiriciclaggio, dall’adeguata verifica e profilatura del rischio della clientela, alla individuazione e valutazione di operazioni anomale.
Ammodernare le Business Operations
I progetti per l’ammodernamento dell’area di Business Operations sono 57 per un controvalore di circa 70 milioni di euro, dei quali 30 spesi nel biennio 2017-2018. I progetti sono riconducibili a tre macro raggruppamenti: il back office, l’assistenza alla clientela (customer support), il supporto alle funzioni interne dell’intermediario (business support). Nel back office l’obiettivo è automatizzare i processi manuali e ripetitivi, ecco perché c’è spazio per tecnologie quali l’RPA e la DLT (basti pensare al progetto ABI sulla Spunta Interbancaria). Nel customer support, AI e in particolare chatbot puntano a migliorare la customer experience del cliente e innovare modelli di CRM. Mentre nel business support rientrano i progetti di analisi a sostegno degli intermediari: ad esempio, analisi dei dati e AI, su data lake, per calibrare campagne commerciali e di marketing; e migliorare processi operativi legati al business, come la gestione degli incassi dei crediti o i fund accounting di OICR. Sempre nell’ambito business support rientrano anche progetti di servizi innovativi: smart lending tra privati, servizi per la gestione patrimoniale, gamification per l’ingaggio del cliente.
A che punto siamo?
Purtroppo non possiamo contare su molti progetti portati a termine: il 18% è ancora in uno stadio prototipale, il 14,2% è in fase progettuale, mentre solo un quarto circa è in stadio avanzato di sviluppo e quasi pronto per essere sfruttato. Inoltre, a seconda della tecnologia utilizzata, i progetti sono realizzati in house o in outsourcing: le iniziative su big data e AI ad esempio rimangono spesso tra le mura bancarie, anche per il timore di perdere il controllo su processi aziendali critici (come l’antiriciclaggio); le API, diversamente, basate su standard tecnologici ormai noti, tendono a essere sviluppate in outsourcing. Con qualche rischio in più dal punto di vista dei rischi legali nel caso di controversie non disciplinate dai contratti tra i diversi operatori.