Cina, la app dello yuan digitale è già la più scaricata

yuan digitale

Rush finale per lo e-yuan. Strumento di controllo o incentivo all’inclusione finanziaria? Come sempre quando si parla di Cina, tante le contraddizioni. Approfondiamo la nuova cyber-valuta cinese, la prima CDBD al mondo 

Quindici secoli fa, sotto la dinastia Tang, il Celeste Impero rivoluzionò i pagamenti inventando la carta moneta. Oggi ci troviamo dinanzi ad una nuovo e più tecnologico cambiamento che sta animando i dibattiti nei circuiti fintech. Stiamo parlando dello yuan digitale di Pechino.

Boom di download

In un flash dell'11 gennaio, l'agenzia Xinhua fa sapere che la app del nuovo e-yuan è la più scaricata in Cina. "Benché il suo utilizzo rimanga circoscritto a poche città, la app è balzata ai primi posti di download dagli app store di Google e Apple». La PBoC sta raddoppiando gli sforzi per promuovere il digital yuan, con una serie di politiche di sconti, promozioni e così via. Ad esempio, tramite cashback. Resta da verificare se l'aumento dei download si tradurrà in un maggiore utilizzo.

Yuan digitale anche per gli stranieri

Sebbene le autorità continuino a tenere il massimo riserbo su quando questa entrerà in funzione su scala nazionale, i media cinesi hanno fatto sapere che l’app del nuovo e-yuan è ora disponibile in tutti gli app store dei dispositivi Android ed iOS, anche per i cittadini stranieri. Sicuramente un ultimo ed importante banco di prova per la nuova moneta saranno le prossime Olimpiadi invernali di Pechino 2022, coinvolgendo così anche le delegazioni di atleti. La nuova app è infatti disponibile anche per chi non ha un conto corrente in Cina e sfruttando una tecnologia simile al bluetooth, è possibile utilizzarla offline. 

Dati alla manol’utilizzo dello e-yuan, così come il download dell’app apposita, rimane ancora circoscritto a “poche” grandi metropoli cinesi, sebbene queste contino tutte insieme oltre il 30% del Pil del Dragone. Secondo un report redatto dalla Banca Centrale cinese, ad oggi, sono circa 140 milioni i cinesi che hanno usufruito dello yuan digitale con transizioni che hanno toccato quota $92 miliardi.

Un dato ben lontano se paragonato ai principali e-wallet già in uso in Cina. Alipay, ad esempio, ha registrato un numero di transizioni tre volte superiore. Nulla è tuttavia lasciato al caso. Il lancio in molteplici aree e su larga scala dello yuan digitale arriva anche a ridosso del Capodanno Lunare Cinese, un’occasione dove i cinesi da sempre sono soliti inviare “denaro” come regalo tramite le ben rinomate hongbao. Obiettivo adesso è quello di vedere l’operatività su grande scala. 

Internazionalizzare lo yuan. Un attacco al dollaro americano? Occhi puntati sull’Africa

A conti fatti, la Cina si presenta sul palcoscenico fintech internazionale come il primo paese in assoluto ad aver ufficializzato a pieno titolo la digitalizzazione della sua moneta sovrana. Ma concretamente, a cosa mira la leadership cinese? Per ora rimangono la curiosità e le perplessità della comunità internazionale, tanto che persino i rappresentanti repubblicani al Congresso americano hanno ammonito il Team USA di non utilizzare i loro smartphone per le transazioni con lo e-yuan.

Retorica da Guerra Fredda a parte, Li Bo, vice governatore della PBOC, ha più volte sottolineato che “l’obiettivo dello e-yuan è rafforzare l’inclusione finanziaria del paese, promuovere una cashless society, e salvaguardare i consumatori proteggendoli dalle criptovalute”. Tuttavia, esaminando più nel dettaglio, l’arrivo dello e-yuan avrà un impatto sulla finanza internazionale. 

Con questo nuovo strumento digitale, Pechino punta a rafforzare la sua valuta oltreconfine. Non è quindi un caso che nei primi mesi dello scorso anno, parallelamente ai test interni, la PBOC abbia avviato una serie di discussioni con altri istituti centrali per mettere a segno una serie di iniziative a livello di pagamenti cross-border. Come molti analisti hanno sottolineato, il fine ultimo è quello di creare un sistema alternativo e rompere definitivamente il predominio del dollaro, uno scopo anche frutto delle recenti tensioni tra Washington e Pechino, e di altri fattori, che hanno spinto la Cina a ridurre la responsabilità nei confronti del sistema SWIFT e della valuta statunitense.

Benché non ammesso dai vertici della PBOC, lo e-yuan mira nel lungo periodo a stabilire una struttura monetaria internazionale in grado di esistere parallelamente alla valuta di riserva principale, ovvero il dollaro. Questo significa che le compravendite di beni e servizi, anche strategici, potranno essere scambiate al di fuori dei circuiti finanziari tradizionali ed arginare così la sorveglianza - ed il buono ed il cattivo tempo - dell’amministrazione americana. 

Per ora il dominio internazionale del dollaro è al sicuro. Allo stato attuale lo yuan conta circa il 7% delle transazioni internazionali, e gli stessi cinesi si stanno rivolgendo più al fronte interno che a quello esterno. Tuttavia le discussioni tra Cina ed altri paesi hanno fatto accendere i segnali di allarme alla Federal Reserve che, dopo aver ammesso un enorme ritardo sul suo e-dollar, ha deciso per un’accelerazione dei lavori.

Probabilmente Pechino punta all’Africa. Lo scorso anno Huawei ha lanciato il suo Mate40 con pre-installata una prima versione dell’app della PBOC ed è noto l’interesse cinese nell’intero continente africano.

Inclusione finanziaria: Quasi 300 milioni i cinesi unbanked

La nuova cyber-valuta aumenterà sicuramente l’utilizzo di pagamenti smart all’interno della Cina. Non che ci sia bisogno di un reale incentivo a dire il vero. Da anni i pagamenti digitali sono una realtà nel Dragone dove è possibile fare ogni tipo di transazione ed acquisto anche solo di pochi centesimi di euro. Importante sarà invece l’apporto che lo yuan digitale darà all’inclusione finanziaria.

Secondo un report Finbold, il 20% della popolazione cinese, pari a circa 300 milioni di persone, è unbanked. La maggior parte concentrata nelle aree interne del paese e lontani dalle ricche, moderne e produttive aree costiere. 

Benché il Dragone sia un leader mondiale a livello fintech, dal punto di vista bancario, questo si presenta fortemente tradizionale, senza contare che uno dei principali motivi per cui alcuni cittadini cinesi non hanno accesso a servizi bancari è proprio perché mancano delle filiali nel posto in cui vivono. Questioni che la leadership cinese tenta di risolvere con lo yuan digitale. L’app della PBOC è infatti collegata ai principali istituti di credito cinesi, sia fisici, che online, come il caso della WeBank di Alibaba.

Uno strumento di controllo? Per ora il settore privato sale a bordo

Sempre sul fronte interno, aperta è la questione che vede il nuovo e-yuan come un nuovo strumento di sorveglianza statale. Certamente una delle caratteristiche principali della moneta sarà la tracciabilità in tempo reale. Ogni transazione effettuata da un consumatore cinese potrà essere tracciata dalla banca centrale, che verrà immediatamente informata. Uno strumento utile per contrastare l’evasione fiscale. Nella provincia meridionale del Guangdong, ad esempio, la polizia tributaria locale ha già effettuato multe per diverse centinaia di migliaia di dollari ad imprenditori poco virtuosi, “pizzicati” in flagrante proprio grazie al nuovo strumento digitale. 

Perché quindi lo e-yuan è stato descritto come un occhio per spiare i portafogli dei cinesi? Ad essere contraddittorio è la “scadenza” e “disponibilità” dell’utilizzo di questa moneta che le autorità regolatrici vorranno concedere ai destinatari. Nonostante la PBOC non abbia ancora pubblicato una linea guida ufficiale di utilizzo della nuova valuta, secondo le indiscrezioni, le autorità potranno stabilire chi avrà accesso, per quanto tempo e quanto si potrà spendere.

Tutto connesso anche con il nuovo sistema dei “crediti sociali”. Insomma, si teme che i watchdog cinesi possano sapere tutto su chi ha comprato cosa, a che ora e per quanto, con chiare violazioni alla privacy. Senza contare che, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe anche disabilitare i pagamenti per quei marchi che nel tempo si sono interessati a temi sensibili come Hong Kong, Taiwan e Xinjiang, blindando di fatto l’immenso mercato cinese.

Infine, la possibilità di vedere ogni transazione potrebbe rendere difficile per le banche straniere che operano in Cina l'utilizzo dello e-yuan e il rispetto delle regole di riservatezza nei loro paesi d’origine. Supposizioni, certo, ma che hanno un minimo di fondamento. 

Da parte sua la PBOC ha rassicurato. Tra i principali motivi della nascita dello yuan digitale vi è proprio la volontà di contrastare il predominio di Alipay e WeChat Pay, che insieme costituiscono il 98% del mercato dei pagamenti mobili. Secondo Mu Changchun, direttore Digital Currency Research Institute della PBOC, lo yuan elettronico ha il "più alto livello di protezione della privacy" e la banca centrale non “conoscerà direttamente l'identità degli utenti, non vi saranno fini commerciali, ma il governo potrebbe ottenere tali informazioni dalle istituzioni finanziarie in caso di sospetta attività illegale”. 

Molte le incognite, ma gli stessi analisti cinesi ritengono che la strada dello e-yuan sia ancora lunga. Nella sola Shenzhen, città che per prima ha iniziato le operazioni, commercianti che utilizzano l’app della PBOC sono una rarità. Molto probabilmente il governo dovrà dare incentivi per gli acquisti per invogliare il pubblico cinese ad utilizzare il suo strumento.

Non sorprende quindi che il governo abbia accolto a braccia aperte quei colossi del settore privato (come Didi Chusing, JD.com, Bilibili o la Zhejiang E-commerce Bank controllata da Alibaba) che hanno desiderato essere coinvolti nei test dello e-yuan e che, in parte, hanno dato il proprio know-how tecnico per la nascita dello stesso e-yuan. Per ora gli occhi sono puntati su Pechino e nonostante le controversie, è indubbio che le altre banche centrali stanno prendendo il caso cinese come esempio da seguire. 

 

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