UniCredit ritira l’OPS: il commento di Banco BPM

UniCredit ritira offerta su Banco BPM

Niente Golden Power e UniCredit ritira la sua offerta su Banco BPM.

Il processo di offerta, che aveva già ottenuto l’OK dall’UE, è stato influenzato dalla clausola sui “poteri speciali”, tanto invocata dai vertici di BPM e che infine ha «impedito a UniCredit – così riporta il comunicato stampa - di dialogare con gli azionisti del Banco nel modo in cui un normale processo di offerta avrebbe consentito».

«La combinazione tra UniCredit e Banco BPM avrebbe apportato un enorme valore aggiunto per tutte le parti interessate – ha affermato Pietro-Carlo Padoan, Presidente di UniCredit. Il processo di offerta deviato e la continua incertezza hanno reso questa situazione insostenibile. Pertanto, oggi abbiamo ritirato la nostra offerta».

«La mia responsabilità principale è di agire nel migliore interesse di UniCredit e dei nostri azionisti – ha commentato Andrea Orcel, Amministratore Delegato di UniCredit. La continua incertezza sull'applicazione delle prescrizioni del Golden Power non giova a nessuno dei due. Abbiamo quindi deciso di ritirare la nostra offerta. La strategia di UniCredit è eccellente e la sua esecuzione è sempre stata il centro della nostra attenzione. I risultati lo testimoniano. Per questo continueremo a perseguire la nostra trasformazione con la stessa energia e determinazione che ci hanno aiutato a battere i record, a consolidare la posizione di leader nel settore e - cosa più importante - a operare come partner bancario affidabile per i nostri clienti e le loro comunità».

Il commento di Banco BPM

Banco BPM risponde a UniCredit in merito al comportamento del management, respingendo quanto asserito ed evidenziando che «tali argomentazioni poco hanno a che fare con l’insuccesso dell’OPS partita il 28 aprile che [...] aveva raggiunto un livello di adesioni pari ad appena lo 0,52% delle azioni oggetto dell’OPS», si legge in una nota del Banco.

L’insuccesso dell’OPS, per Banco BPM, è legato a un’offerta inadeguata, così come sostenuto dall’istituto sin dall’annuncio.

 

 

La Rivista

Gennaio/Febbraio 2026

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