I molteplici utilizzi del trust. In Svizzera in arrivo una normativa ad hoc entro il 2023

trust cosa è
Andrea Baroni di Capital Trustees

Che cosa è un trust?

Il trust è uno strumento giuridico di derivazione anglosassone, riconosciuto e ormai ampiamente diffuso nei paesi di civil law (come l’Italia) dove, grazie alla ratifica della convenzione dell’Aia del 1985, è possibile applicare le leggi sul trust tipiche delle giurisdizioni di common law (come l’Inghilterra).  

Con il termine trust, si fa riferimento all’insieme dei rapporti giuridici insorti a seguito dell’affidamento da parte di un disponente di uno o più beni a un trustee, affinché quest’ultimo li amministri nell’interesse dei beneficiari o per il perseguimento di uno scopo.

Trust e Trustee

La figura del trustee è generalmente individuata in un soggetto di fiducia, persona fisica o giuridica, tenuto ad agire secondo i poteri e i limiti stabiliti dal disponente nel regolamento del trust. Quest’ultimo può essere eventualmente affiancato da un guardiano, anch’esso nominato dal disponente, che avrà il compito di monitorarne l’operato grazie ai suoi poteri d’informazione ed eventualmente assisterlo nelle scelte tecniche.

Chi sono i beneficiari del trust

I beneficiari sono invece coloro che, con modalità più o meno predefinite, traggono vantaggio dai beni del fondo in trust, con la possibilità di riceverli in distribuzione o godere dei redditi da essi derivanti. Questi sono, spesso, gli eredi del disponente, ma possono essere anche soggetti terzi rispetto al nucleo familiare o legati da vincoli affettivi non formalizzati.

Tipicamente nel caso di trust istituito con finalità filantropiche, i beneficiari potranno infatti ricomprendere organizzazioni benefiche, istituti di ricerca o enti museali.

La segregazione patrimoniale nel trust

Tra le principali caratteristiche dell’istituto del trust vi è la segregazione patrimoniale, la quale comporta che, a seguito del conferimento dei beni in trust da parte del disponente, questi costituiscano una massa distinta rispetto ai beni del disponente, del trustee e dei beneficiari.

Grazie al trust, il patrimonio conferito non sarà quindi soggetto agli eventi personali di quest’ultimi, ma al contrario sarà al riparo da eventuali pretese dei loro creditori. Questo profilo rende il trust un valido strumento di protezione patrimoniale in particolare per quelle categorie di soggetti come i professionisti, quotidianamente esposti a rischi derivanti dallo svolgimento della propria attività.

Governare il passaggio dei beni

Altro tratto apprezzato, e difficilmente riscontrabile in altri strumenti di pianificazione patrimoniale, è la capacità del trust di aderire a un programma di utilizzo dei beni, rendendolo particolarmente idoneo per la gestione delle dinamiche successorie e del passaggio generazionale d’impresa. Tramite il trust sarà infatti possibile governare le fasi di transizione prevedendo tempistiche e modalità con le quali i beneficiari avranno accesso al patrimonio. Sarà inoltre garantito al disponente il rispetto dei valori che intenderà trasmettere, in un’ottica di preservazione identitaria dei beni nel lungo periodo.

La programmaticità del trust è una caratteristica attraente anche nei casi in cui il disponente voglia destinare il proprio patrimonio alla realizzazione di scopi e progetti specifici. L’istituto trova ampio spazio di applicazione in ambito aziendale, dove il trustee detenga partecipazioni societarie e i manager si servano del trust per il raggiungimento di specifici obiettivi aziendali. Il Trust, inoltre, risulta egualmente utile per il perseguimento di finalità filantropiche o per la tutela di beni familiari di interesse storico e ambientale che necessitano di un piano di utilizzo delle risorse definito.

Trust familiare per gestire i rapporti patrimoniali

La flessibilità dello strumento permette infine di rispondere a scenari mutevoli e necessità emergenti, prestandosi alla gestione di dinamiche familiari complesse. Ciò consentirà di regolare i rapporti patrimoniali tra i vari membri della famiglia in caso di relazioni non formalizzate o situazioni di crisi, il tutto a tutela dei membri più vulnerabili quali minori, anziani e soggetti disabili.

Inoltre, essendo gli assetti familiari sempre più improntati alla mobilità globale, in previsione di un trasferimento di residenza, il trust può supportare la riorganizzazione patrimoniale, ottimizzandone in certi casi l’impatto fiscale.

È quindi chiaro che è la multidimensionalità del trust ad averlo reso un istituto applicabile nelle situazioni più disparate, generando, specialmente nelle giurisdizioni di civil law, un ecosistema di norme che ne determina i profili civilistici e tributari, stabilendo precise regole per l’esercizio dell’attività di trustee.

Il trustee in Svizzera

Questo è il caso (per organicità sostanzialmente unico nel panorama europeo) della Svizzera, che dal 2020 richiede ai trustee attivi sul territorio di rispettare stringenti requisiti professionali. Tra questi, la nuova normativa stabilisce le forme societarie mediante le quali si può svolgere l’attività, richiedendo all’operatore garanzie di solidità patrimoniale, prove di irreprensibilità e buona reputazione, nonché competenze tecniche mantenute grazie a un continuo aggiornamento professionale. Al fine di offrire maggiori garanzie al pubblico, il trustee professionale dovrà inoltre dotarsi di personale adeguato rispetto alle attività da svolgere, nonché di efficaci sistemi di controllo e gestione dei rischi.

Trust Svizzera: una legge entro il 2023

Ulteriore elemento che ha di recente contribuito allo sviluppo del trust in Svizzera è il progetto di una legge nazionale sul trust, che, al momento di entrata in vigore, offrirà un’alternativa all’adozione di leggi regolatrici straniere di common law. Di questa sarà pubblicata una prima bozza nella seconda metà del 2021 e la sua emanazione nelle quattro lingue ufficiali della confederazione è attesa entro il 2023.

In un sistema europeo, e più generalmente mondiale, ancora poco regolamentato, l’approccio svizzero si distingue nel fornire un framework istituzionale e normativo chiaro, stabilendo una serie di requisiti operativi stringenti per i professionisti.

È auspicabile che altri paesi europei in futuro seguano questa filosofia, poiché rappresenta una proposta di valore agli occhi di chi si appresta a valutare la figura di un trustee al quale affidare il proprio patrimonio, potendo quindi basare la propria scelta non semplicemente sul rapporto di fiducia o sull’appartenenza dell’operatore ad associazioni professionali, ma avvalendosi di criteri di sostanza.

 

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