Da un po’ di tempo a questa parte tutto ruota (almeno apparentemente) sul tema della sostenibilità che, nel campo finanziario soprattutto, si traduce nell’essere orientati verso i cosiddetti fattori ESG (Environmental, Social, Governance).
Il concetto ESG è l’evoluzione di quello PPP (Persone, Pianeta, Profitti) che fece la sua comparsa negli anni Novanta, evidenziando che le aziende non devono concentrarsi solo sul profitto, ma anche su altro.
ESG: il green avanti…
Dei tre fattori ESG quello legato all’ambiente, contraddistinto dalla lettera E, è certamente quello che è più in voga grazie anche alla vigente normativa che, Tassonomia Verde dell’UE in primis, sta imponendo agli operatori finanziari e alle aziende di elaborare in ottica green i piani industriali, le politiche di marketing, il confezionamento di prodotti e tanto altro ancora.
Sono molti i rischi legati a una cattiva applicazione della lettera E, tra questi vi sono quelli materiali per le aziende e per gli stakeholder e c’è il famoso greenwashing che si manifesta quando l’azienda si autocelebra come attenta all’ambiente ma, nella realtà, non è tale.
…il sociale e la governance indietro
Uno dei rischi su cui soffermarci, anche perché spesso poco considerato, è quello che, concentrandosi prevalentemente sulla lettera E, si tende a trascurare la S e la G, cioè il sociale e il buon governo societario.
È vero che, come ricordato, la normativa sin qui emanata riguarda il fattore ambientale tuttavia questo non deve far dimenticare gli altri criteri.
Il caso Tesla docet
In questi giorni S&P Dow Jones Indices ha diffuso la notizia di aver rimosso il costruttore di auto elettriche Tesla dal seguitissimo indice S&P 500 ESG, attivo dal 2019.
La motivazione fornita riguarda le denunce di discriminazione razziale ricevute dall’azienda e gli incidenti legati ai suoi veicoli con pilota automatico.
Tesla è leader nel settore automobilistico grazie al suo ruolo di pioniere nella produzione di veicoli elettrici e allo sviluppo avuto nel comparto dell’accumulo di batterie per le reti elettriche e dei sistemi di energia solare.
Quindi, certamente, in linea con il fattore E, dato che i prodotti di Tesla contribuiscono a ridurre le emissioni che riscaldano il pianeta, ma, evidentemente, non con quelli S e G.
ESG: è una truffa (per Tesla)
Per la cronaca l’amministratore delegato di Tesla, Elon Musk, non ha gradito e, tra l’altro, con una serie di tweet avvelenati ha ribadito che “l’ESG è una truffa”, criticando le metriche utilizzate da S&P per giudicare le performance aziendali in materia ESG.
La replica di Margaret Dorn, responsabile degli indici ESG di S&P Dow Jones Indices per il Nord America non si è fatta attendere e ha sottolineato la mancanza di Tesla nella pubblicazione di dettagli sulla sua strategia a basse emissioni di carbonio o sui codici di condotta aziendale.
Morale
La querelle Tesla/S&P, che non è né la prima né l’ultima, ci dice che la materia ESG è complessa più di quanto possa sembrare, prevede metriche di valutazione diverse tra loro e deve essere affrontata nella sua interezza, cioè considerando contestualmente i tre fattori.
A tendere, sarà così?